giovedì 31 ottobre 2019

Unne in viaggio (...viaggetto, và...)






A quasi sei anni dalla nostra "Ultima Volta", quando ormai era più che lecito immaginare come definitivamente chiuso il capitolo delle scorribande in giro per l'Europa, dopo che anche le serate di festa che cominciavano a mezzanotte, le cene a parlare solo di cinema e uomini, i tacchi alti e i "Regalo Day" sembravano una parentesi desinata all'archiviazione, senza quasi accorgercene, ci siamo ritrovate in macchina, senza figli, mariti, fidanzati, ascendenti e discendenti di varia natura...senza neppure un cane a cui dover badare, se non noi stesse.
Praticamente un'Epifania.
E come tale l'abbiamo vissuta.
Ci siamo fatte sorprendere da tanta audacia e senza neppure un doveroso preavviso abbiamo fatto le valigie, chiuso i beauty case e siamo partite.
Per luoghi esotici? 
Per un punto imprecisato dall'altra pare del mondo?
Per settimane alla ventura con la sola compagnia della carta di credito e del passaporto?
Non esattamente.
Per un paio di giorni a Lucca. 
Anche meno di un paio di giorni, a voler fare i pignoli: partenza all'una del venerdì e rientro il sabato prima di cena.
Non proprio una spedizione attraverso il Circolo Polare Artico, lo so.
Un viaggetto. 
Viaggettino.
Ma comunque un modo per riprendere le buone abitudini.
E dopo tutto questo tempo già ci è sembrata un'avventura.

Anche perchè, in generale, le nostre partenze non sono mai state guardate di buon occhio dal fato. 
La storia delle nostre vacanze è costellata di coincidenze prese al volo, traffico ferroviario in tilt passando attraverso ad un'alluvione che devastato la città per arrivare al "Viaggio Interruptus" per Amsterdam, dove tra babysitter datesi alla macchia e ricoveri in ospedale non siamo neppure riuscite ad arrivare all'aeroporto.
Ma questa volta abbiamo coraggiosamente ignorato i segnali avversi.
Che ci sono stati, sia chiaro.
Abbiamo fatto orecchie da mercante quando, a inizio settimana, è esploso un tubo in città, paralizzando il traffico per giorni. Praticamente per andare da casa mia a quella della Ste ci voleva mezza giornata.
Abbiamo tirato dritto pure di fronte ad un estemporaneo ricovero al pronto soccorso per lievissimo trauma cranico (il mio di cranio, per la precisione) e una volta partite non ci ha fermate neppure lo sfiorare l'incidente stradale almeno un paio di volte (Lalla ha una guida abbastanza sportiva, bisogna ammetterlo: non lascia passare neppure gli autoarticolati con rimorchio, non importa se ti stanno spappolando contro il guardrail e ti strombazzano irritati: lei accelera e ci manca poco che agiti il pugno minacciosa...).

Ma, come si impara da una attenta visione del "Signore degli Anelli", il coraggio viene sempre premiato e anche noi abbiamo conquistato il nostro lieto fine.
La Sfortuna ha allentato la presa, probabilmente rendendosi conto che piuttosto che mollare ci saremmo accartocciate in autostrada, e da Borgetto di Vara in poi è filato tutto liscio come l'olio.
Fin troppo.
Non ci siamo abituate e per tutto il tempo ho continuato ad aspettare un colpo a tradimento.
E invece no.
Abbiamo trovato l'albergo alla prima, e l'albergo era...un albergo!
Un albergo vero!
Non la solita stamberga con il letto sfondato, le lenzuola spaiate, le tazze sbeccate e acari grossi come cavalli annidati nel copriletto.
C'erano le tende alle finestre, la sala colazione sembrava un buffet a palazzo reale e il concierge ci dava persino del lei.
Sinceramente eravamo convinte di aver sbagliato posto.
Troppo per noi.
A Londra il letto era tenuto in piedi da una latta di vernice e ogni volta in cui facevamo una doccia si allagava mezza stanza, a Roma abbiamo rischiato l'avvelenamento facendo colazione in tazze che non venivano lavate dagli anni novanta e a Budapest c'era una drammatica assenza di carta igienica...e ora: 65 metri quadri di stanza, soffitti affrescati e quadri dalla cornice dorata.
Nel bagno si poteva tranquillamente ballare la rumba e gli asciugamani sapevano di pulito.
Alla vista di bollitore, tazze e selezione di thé ho rischiato lo svenimento.

Sul resto della vacanza c'è poco da dire: è andata come da copione. Abbiamo camminato e camminato ancora, fatto foto in continuazione, o almeno io le ho fatte, e insistito per un numero esagerato di selfie di gruppo...sempre io, lo ammetto... 
Ma la giornata andava documentata o c'era il rischio di convincersi che non fosse accaduta davvero.
Abbiamo seguito la Ste nei suoi percorsi di shopping estremo e Paola nella sua ricerca di chiese degne di nota. Abbiamo spulciato bancarelle di libri vecchi e come da copione siamo riuscite a perderci
Non so perchè, ma la presenza di una cartina geografica ci destabilizza i neuroni.
Le pause ristoro hanno invece dato un secondo scossone alle nostre vecchie abitudini.
Niente panini ammuffiti o duri come pietre, niente chioschetti che trasudano dubbia igiene o supermercati low cost.
No. 
Ristoranti e trattorie.
Di quelli con il menù scritto su un foglio, un cameriere che ti porta da mangiare e pure la carta dei vini. 
Che poi abbiamo finito per ordinare quello della casa, visto che non è che si sia proprio delle esperte.
Ma è l'idea che conta.
Il passaggio all'età adulta è ufficialmente (e tardivamente) sancito.
Basta con i viaggi al risparmio: d'ora in poi si mangia e dorme come Dio comanda.
Che sollievo!

La serata ha risposto più ai nostri standard.
Senza figli, mariti e compagni vari potevamo stare fuori tutta la notte. Avevamo fatto grandi programmi che prevedevano di bere passando da una cantina  e l'altra, fare festa tutta la notte e aspettare di guardare il sorgere dell'alba.
Invece alle dieci di sera eravamo in stanza, ognuna con la sua tisanina tra le mani e il pigiama addosso e a mezzanotte le luci erano già spente e noi nel mondo dei sogni.

Vorrei dire che sono gli anni che si fanno sentire, ma la triste realtà è che le nostre serate non sono mai state molto avventurose... dopotutto non si possono cambiare troppe abitudini tutte in una volta.

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