domenica 6 ottobre 2019

...E' fatta...


Vabbè...ormai si può dire, almeno credo....

Non voglio fare come quelli che si tirano addosso la iella da soli, ma sono passate tre settimane e poco più e per una volta mi piacerebbe osare un cauto ottimismo e lanciarmi in un mezzo proclama.
Vittoria è giunta: siamo in quattro!
Definitivamente.
Senza ritorno (Spero!)
A meno che F. non decida di scappare, cosa che in effetti non escludo.



Con un colpo di coda assolutamente imprevisto il tribunale è riuscito a firmare atti che sembravano infirmabili, saltare ostacoli che fino al secondo prima sembravano insormontabili e farci consegnare F. e la sua valigia, a due giorni dall'inizio della scuola.
Il tempismo in effetti non è stato il massimo.
Così la ragazza oltre a città nuova, casa nuova, famiglia nuova e amici nuovi si è trovata a fare i conti anche con una scuola mai vista...piazzata dall'altro capo della città, mi pare ovvio.
Avrei tanto voluto infilarla a forza in un istituto a due metri da casa, dove poterla controllare con il binocolo solo sporgendomi dalla finestra, ma purtroppo non ce l'ho fatta (non che non ci abbia seriamente provato).
Così presa da un'ansia che non ho provato neppure il primo giorno di febbre di Sonia, quando comunque ho rischiato di smobilitare l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ho dovuto lanciarla nell'ostile metropoli prima ancora di finire di sistemare i suoi averi nella nuova camera.
Presa dalle consuete paranoie, ho insistito per accompagnarla passo passo da scuola a casa e ritorno per i primi tre giorni.
Lasciandola, lo giuro, a decorosa distanza dall'ingresso e cercando di evitare al massimo abbracci e baci eccessivamente commossi. Anche se mi sentivo come una che abbandona un gattino alla mercé di un branco di lupi: si sa che le scuole del centro sono luoghi pericolosi.
Al quarto giorno ha preteso di andare da sola, mandandomi in crisi.
Da sola nel mondo ostile? Giammai! Così ci siamo accordate su una discreta sorveglianza a distanza di sicurezza. Lei in autobus e io dietro in macchina.
Detta così, lo so, può apparire un pochino esagerato, ma considerato che ho perso di vista l'autobus alla terza fermata finendo nell'isteria più completa i miei timori potevano dirsi più che fondati.
Quando l'ho ritrovata, stavo già ripassando i numeri di carabinieri, pompieri, guardia di finanza, polizia a cavallo e "Chi l'ha Visto".
Lei invece se ne stava seduta tranquilla sui gradini all'ingresso della scuola con lo sguardo soddisfatto di chi ha avuto ragione mentre io lottavo con l'impellente necessità di una seduta dallo psicologo per riavermi dal colpo.
Maledetto traffico.

Ma ansie varie a parte, possiamo dire che per ora è tutto nella norma.
Certo come tutte le situazioni c'è qualche spigolo su cui dobbiamo lavorare.
La ragazza crede che "The Final Countdown" sia stata scritta per la colonna sonora dell'ultimo Star Wars ed è fermamente convinta che Sfera Ebbasta sia veramente un cantante (e chiunque sia munito di orecchie sa che non è vero)
Se costretta a mischiarsi con gli amichetti di Sonia prende l'espressione schifata di chi ha trovato un topo nel letto e ogni volta in cui le ricordo che si, deve proprio studiare, ogni giorno e no, non ci sono buoni motivi per non farlo, manco finire in coma profondo sarebbe considerato una giustificazione accettabile, mi guarda con lo sguardo di un cucciolo di foca di fronte ai cacciatori di pelliccia .
Giò, dal canto suo, ha l'aria spaesata di chi si trova con un'altra, l'ennesima, donna in casa (l'altro maschio è un gatto sterilizzato e senza una zampa...parliamone...) e si chiede come sia potuto succedere.
L'unica abbastanza a suo agio sembra Sonia, entrata in un attimo in modalità sorellina minore appiccicosa e rompiscatole.
Quasi perfetta.


A questo punto, non mi resta che trovare un buon vademecum sull'adolescenza: immagino ne avrò presto bisogno.
Probabilmente avrei dovuto pensarci prima, lo so...ma ormai...






lunedì 26 agosto 2019

Sardinia time...



Vabbè, ormai succede ogni anno e il copione è sempre lo stesso quindi, come era prevedibile, due settimane fa è arrivato quel momento.
Il momento.
Quello in cui tutti quelli che mi conoscono e che proprio perchè mi conoscono dovrebbero ben sapere che odio sole, mare e sabbia, iniziano a farmi grandi sorrisi chiedendomi se mi rendo conto di quanto sono fortunata a passare le ferie in un posto dove ci sono solo sole, mare e sabbia.
Succede ogni anno-
A dire il vero inizio a sospettare che ci sia del dolo.
Lo sanno anche i sassi che preferirei passare una settimana sulla cima del Monte Bianco (se avessi il fisico per arrivare fin lassù, ovviamente, nella realtà dei fatti probabilmente morirei già durante il riscaldamento) che mezza giornata in spiaggia.
Ed è statisticamente impossibile che nessuno riesca davvero a farsi una ragione del mio odio per l'estate in generale e la vita balneare in particolare, quindi inizio a credere che chi mi sta intorno ami rigirare il coltello della piaga.

Sta di fatto che come OGNI anno, ho preso il solito dannato traghetto (e per amore di cronaca io patisco orrendamente il mal di mare) e sono sbarcata con bagagli e bagaglietti nella Terra Santa di mio marito.
La sardegna
Come ogni anno da quando lo conosco (e sono tanti...) ho avuto giornate terse e meravigliose con un venticello gradevole ad evitare che diventassero torride, tanto tempo libero, un lettino comodo e mare cristallino, una cittadina, Alghero, che definire meravigliosa è un eufemismo, ottima cucina e serate divertenti tra parenti e amici vari.
Mio marito ha fatto di tutto per disinnescare il mio umor nero riducendo praticamente a zero i motivi per cui sarebbe stato più che giustificato lamentarmi. 
Insomma è stata una vacanza quasi perfetta. 
Mi duole ammetterlo.
Ci tengo comunque a dire che mi sono difesa con onore, non mi sono lasciata fuorviare da compromettenti entusiasmi e ho fatto in modo di lagnarmi tanto e continuamente a prescindere. Un fastidioso borbottio di fondo che purtroppo non ha minimamente scalfito l'entusiasmo (quasi) contagioso di Sonia e Gio.
Mi sa che mi sto perdendo colpi!
Certo, non si può dire che questa sia stata una vacanza come le altre.
Esattamente come due anni fa è stata Sonia ad avere il suo battesimo in Terra Sarda, questa volta è toccato a F.
Il tribunale, è riuscito ad emettere un provvedimento d'urgenza (per il rotto della cuffia: ma ormai lo sappiamo, i tribunali si muovono solo all'ultimo momento, quando ormai non ci speri più. Immagino sia un modus operandi per testare la tua resistenza) che ci ha permesso di portare F. con noi.
Quindi abbiamo avuto  15 giorni di "avvicinamento" anche e soprattutto per cercare di capire tutti insieme se questo affido ha le carte in regola per nascere davvero 

Per la prima volta è stata una vacanza in quattro.
E questo lo ammetto è stato un cambiamento entusiasmante. 
Per tutti.
Perchè nonostante la musica orripilante ascoltata dall'adolescente (e si perchè F. di anni ne ha 14), nonostante un suo totalmente irrazionale terrore per le meduse (tipo chiedere per 25 volte al giorno se qualcuno ne avesse avvistata una), nonostante la drammatica assenza di altri esseri viventi della sua età con cui chiacchierare, nonostante i nostri predicozzi (inascoltati) sull'importanza di studiare  e nonostante mangi più di un branco di lupi e dorma più del letto direi che siamo tornati tutti convinti che questa unione s'abbia da fare.

Ora ci resta solo convincere il tribunale.
Che ci vuole?

Sassari 14 Agosto: I candelieri

Mare, mare e ancora mare

 Alghero

 Spiaggia La Speranza

 ...e tanto per essere originali altro mare...

domenica 19 maggio 2019

Assistenti sociali ne abbiamo?

A guardarsi in giro sembra lampante che tutti abbiano le loro fisse.
Alcune sono davvero bizzarre: Ci sono quelli che vedono  "Dirty Dancing" ogni volta che passa in TV, quelli che l'anniversario lo festeggiano solo in quel particolare ristorante, sempre lo stesso da dieci anni, quelli che collezionano francobolli e gli svitati che vanno in palestra sei volte la settimana (svitati per me, che sono pigra oltre misura).
Ognuno ha le sue personalissime e indiscutibili ossessioni.

Noi, ad esempio, collezioniamo visite domiciliari dei servizi sociali.
Vuoi mettere un concerto dei tuoi idoli di gioventù quando puoi farti ispezionare casa dagli assistenti sociali di mezza Italia?
Vuoi mettere una giornata in libreria, un cinema col marito, con cui ormai, da sola, esci si e no una volta l'anno, vuoi mettere viaggiare in lungo e in largo per il mondo quando puoi fare la caccia alla polvere sopra i pensili più alti della cabina armadio  per evitare che l'assistente sociale di turno la annoti sul suo libretto nero?
A noi piace il brivido, c'è poco da dire.

Così Giovedì abbiamo preso ferie e fatto il solito raid di pulizia e riordino da schizzati (lo so avevo promesso di non farlo, ma tantè...).
Ho messo il vestitino buono, le scarpette bon ton, quelle che mi fanno sembrare un'adorabile e paziente casalinga anni cinquanta, perfezionato la riverenza e infornato i biscottini, che fa sempre scena, anche se ormai pure le assistenti sociali sembrano tutte modelle taglia 38, perennemente e dieta e quindi i biscotti li sniffano ma non li mangiano.
Quando è suonato il campanello mi sono stampata un sorriso a 32 denti sulla faccia, mi sono ripetuta per l'ennesima volta di parlare PIANO, che nessun essere umano è in grado di capirmi quando sparo 120 parole al minuto, e via con i convenevoli.

Il bilancio è senza dubbio positivo. Ormai ce ne intendiamo
Certo, come al solito ci siamo sentiti dire che dipendiamo dagli umori di un tribunale che attualmente sembra essere il più lento dello Stato (ma non era quello di Genova il più lento?) e quindi, come sempre siamo stati esortati ad essere pazienti e ad aspettare (E solo chi ha già adottato può capire quanto una persona possa detestare questa parola).

Ma visto che non ci sono alternative, facciamo i bravi e aspettiamo... tanto per cambiare...

mercoledì 10 aprile 2019

Ma davvero siamo ad Aprile?



Qui ormai si aggiorna solo in prossimità delle feste comandate, lo ammetto.
Si lavora tanto, si dorme sempre troppo poco (maledetta insonnia), rincorriamo impegni che la maggior parte delle volte ci dimentichiamo di aver preso e sogniamo un film da goderci la sera , film di cui puntualmente riusciamo a guardare, se va bene, il primo tempo.
Insomma, la perfetta, normalissima vita con figli che tutti possono raccontare..
Così è passato un mese e poi un altro e mi trovo a riprendere la tastiera in mano quando si cominciano a scegliere le uova di Pasqua.

Gio che ormai cambia lavoro con la frequenza con cui io cambio stivali, ha impiegato i due mesi forzati tra un impiego e l'altro a fare il Mammo.
Con la M maiuscola e a me la cosa è sembrata favolosa: se vince il partito della famiglia tradizionale verrò arsa su un rogo. Io e i lavori domestici viviamo un rapporto conflittuale, difficile negarlo.
Come donna di casa sono al limite del bipolare.  Attraverso momenti di isteria in cui pettinerei anche le frangette dei tappeti (dell'UNICO tappeto che ho), ma se devo fare la varechina chiamo mia madre visto che neppure io mi fido di me stessa.
Sogno una casa dove regni l'ordine perfetto, ma poi lascio che nella cabina armadio la roba da lavare si accumuli fino a creare dei piccoli Everest.
Ho una lavatrice da 8 chili e la faccio andare tre volte la settimana: neanche razzolassimo tutto il giorno in un campo di patate.
La signora che viene a stirare sta per affittare un castello in Scozia grazie all'incremento monetario che le assicura la nostra famiglia.
L'intera industria delle calze di cotone sta conoscendo una nuova primavera economica: il cesto dei panni da lavare le divora per farmi dispetto, c'è poco da dire.
L'alternativa è che Gio e Sonia ne buttino via una al giorno per puro sadismo.
In queste settimane, tornare a casa e trovare tutto in ordine, i panni ritirati, la cena pronta e i letti fatti mi ha dato qualche vertigine di piacere.
Purtroppo, per Gio non è stato altrettanto entusiasmante.
L'esperienza temo lo abbia provato,
In meno di un mese gli si sono incasinati gli esami del sangue e alzata la pressione come un qualsiasi ometto di mezza età.
Potrei vantarmi di avere esami perfetti, ma basta guardarmi allo specchio per constatare che quelle dannate rughette non sono fenomeni passeggeri, ma posso ormai chiamarle per nome.

Insomma la mezza età è arrivata ed è una vera schifezza.

E gioca brutti scherzi.
C'è chi si compra una moto o fa l'abbonamento in palestra, chi si fa l'amante o si compra il secondo bimby...
Ci abbiamo riflettuto, ma nessuna di queste opzioni faceva per noi.
Così abbiamo pensato di retta ad una certa vocina che ci ripeteva di continuo che tre, in una famiglia NON è il numero perfetto
Non per questa famiglia, almeno.
Vuoi mettere un sano, pari, tondo e definitivo "quattro"?
Quindi dopo aver giurato che mai, mai e MAI più mi sarei sottoposta alla tortura dei servizi sociali, che mai avrei ricominciato con libri, corsi, visite domiciliari ecco che ci risiamo.
Assistenti sociali, psicologi, tribunali...

Insomma, si ricomincia: sapete dove trovarci.

lunedì 11 febbraio 2019

Dicasi riunione familiare...

...quella in cui metti un tot di persone intorno ad un tavolo, lasci i bambini liberi di fare quello che vogliono garantendo la vigilanza minima, giusto per accertarsi  che non si uccidano a vicenda.
Poi servi da mangiare come se quello fosse l'ultimo pasto che consumerete su questa terra, perseguendo uno e un solo obbiettivo: che nessuno esca da casa senza aver prima riempito ogni buchetto nascosto del proprio stomaco. E lo abbia riempito fino a scoppiare.
Ci aggiungi vino in quantità, perchè non sia mai che qualcuno se ne possa andare con la sete arretrata.
E poi parli, parli e ancora parli.
Per tutto il giorno.
Fino a che le corde vocali di tutti i presenti non alzano bandiera bianca.

Che le persone intorno al tavolo siano parenti di sangue, acquisiti, di adozione o per sintonia di anime è poco importante.
In ogni caso, quella si chiama famiglia.



giovedì 3 gennaio 2019

...da noi è Natale...

E anche queste feste vanno avanti, come ogni anno facendo lo slalom tra un invito a cena e una merenda con gli amici.
Quest'anno non ho nemmeno fatto finta di provare a mantenere un minimo decoro alimentare: il 15 Dicembre ho dato il via alle danze e penserò alla linea dal sette di Gennaio...
Quando salirò sulla bilancia, le mie urla di disperazione, credo, si sentiranno per tutto l'emisfero. Ma che importa, visto che ieri ho pranzato con un panino al burro di arachidi e nutella? (si, assieme!)

Visto il debito di sonno che ho accumulato in questi mesi, avevo promesso e giurato a me stessa che avrei passato le ferie rigorosamente a dormire, con la testa sotto il cuscino e sorda a qualsiasi richiamo. Ma Sonia se ha fame è capace di dargli fuoco al letto in cui riposi, quindi devo ammettere che ho avuto meno mattinate a poltrire di quello che sarebbe stato giusto pretendere.
Gio ovviamente dissente parecchio, ma lui si alza al primo squillo di sveglia, che volete ne sappia della sublime arte del dormire come se non ci fosse un domani?

Dopo colloqui con gli insegnanti insperatamente positivi (si, lo ammetto, sono una madre ipercritica) Sonia ha dimostrato che lo studio non le servirà: per assicurarle un futuro basterà portarla in un casinò. A tombola ha sbancato praticamente tutti i presenti. Segna i numeri con l'accanimento di un giocatore professionista e il gruzzolo che si è portata a casa vale più di un paio di paghette mensili (se mai lei avesse l'età per ricevere una paghetta, è ovvio).
A dimostrazione che in questa famiglia sappiamo imparare dagli errori del passato, l'isteria che normalmente ci fa prigioniere per tutto il periodo natalizio  è stata meno pressante del solito.
Le dannate luci del mio cancello hanno continuato a funzionare da fare schifo, ma sono riuscita ad arrabbiarmici solo un  volta al giorno. Abbiamo collezionato due focacce bruciate e una neppure lievitata, ma mia zia non ha ammazzato nessuno (e in effetti la focaccia bruciata potrebbe essere riconducibile ad un mio lieve errore di distrazione). Qualcuno, ha spostato i segnaposto di Natale senza avvisarmi, ma non ho (quasi) dato di matto e mia madre ha perso i regali di praticamente tutti, ma è comunque riuscita a recuperarli in tempo.
E nonostante tutto  non ci siamo neppure tirate i piatti...anche se dall'anno prossimo credo proprio passeremo ai piatti di carta che non vanno lavati e che soprattutto non creano danni irreparabili se ti prendono in testa.

In questo perfetto clima natalizio ho invece fatto una triste scoperta: i baracconi non fanno più per me.
Ci abbiamo portato Sonia e F. (un'amichetta di Sonia) che si sono divertire come pazze. Quel grado di esaltazione che ricordo benissimo di aver provato anche io...qualche secolo fa.
Erano così belle ed entusiaste che mi sono lasciata convincere a salire, con F., su una specie di lavatrice che stava decisamente troppo in alto, e mentre me ne stavo lassù, sbatacchiata come le tovaglie nella centrifuga ed in preda ad un malcelato attacco di panico mi sono resa conto che devo ormai per forza fare la mamma.
Per divertirmi come una figlia sono decisamente troppo vecchia.
Accidenti.







venerdì 21 dicembre 2018

It's beginning to look a lot like Christmas...






Ieri sera, alle quattro e mezza, ho fatto "ciao, ciao" a tutto l'ufficio, timbrato il cartellino ed ecco che sono cominciate le mie ferie.
Quindici, perfetti, giorni di nullafacenza assoluta.
Il Natale arriva e qui siamo prontissimi.
Regali comprati, incartati e piazzati al loro posto sotto l'albero, segnaposto quasi finiti (...insomma, in corso d'opera...), menù per le intere feste deciso già da settimane, bigliettini scritti, spesa praticamente fatta (non da me, ringraziamo mamma e zia e Gio...), casa in ordine (come può esserlo con una marito e una figlia incapaci di rimettere una cosa la dove l'hanno trovata) e addobbata come quella dei migliori elfetti di Babbo Natale.

Le luci che ho comprato per il cancello, e che mi sono costate un patrimonio, non funzionano. La cosa di per se sarebbe più che sufficiente a farmi diventare lievemente isterica, ma visto che è Natale e che ho promesso di darmi una calmata e dedicarmi solo a buoni pensieri e sentimenti sereni(o rischio che il santo che ho sposato scappi in Alaska)ho deciso che non farò neppure reclamo con il venditore... se non è pace interiore questa...

Nel frattempo, in attesa di iniziare a cucinare come se non ci fosse un domani i miei buoni propositi sono tutti concentrati su una sola attività: dormire!
Rigorosamente fino a tardi e per più mattine di  fila possibili!!

lunedì 29 ottobre 2018

Da ora in poi siamo solo noi tre!




E così siamo arrivati in fondo.

In realtà abbiamo tagliato il nostro traguardo da quasi una settimana, ma la sorpresa è arrivata in maniera così improvvisa che ci siamo dimenticati di santificare con brindisi e festeggiamenti vari.
E già questo è indicativo di che botta di emozioni ci siamo trovati a vivere.

Comunque possiamo finalmente annunciarlo a gran voce: abbiamo firmato gli ultimi documenti e dal 25 Ottobre Sonia è ufficialmente nostra!
Niente più tribunali, giudici, assistenti sociali, niente visite domiciliari o psicologhe a guardare ogni singolo gesto fatto alla ricerca dell'immancabile errore.

Così, quella che credevamo l'ennesima convocazione in tribunale per farci fare le pulci si è tramutata da un momento all'altro in una gioia inaspettata.
E si che io ero partita, come al solito, col piede sbagliato!
Dopo una mattina in piena ansia da prestazione, l'aver guidato come una matta per la paura di arrivare in ritardo ed aver varcato la soglia del tribunale all'ultimo secondo solo per scoprire che quello in ritardo, di quasi un'ora e mezza, era il giudice da cui avevamo udienza il mio umor nero faceva scintille.
L'unica consolazione era dividere questa convocazione con la famiglia adottiva del fratello di Sonia perché si sa le scocciature vissute insieme a qualcuno a cui vuoi bene sono più sopportabili.
Sta di fatto, che mi sono seduta in quella stanza con la mia espressione più odiosa cucita sulla faccia pronta ad alzare il sopracciglio a qualsiasi cosa mi venisse detta.
E invece la mia antipatia ha rischiato vergognosamente di sciogliersi in lacrime non appena il giudice ci ha fatto capire che quello era il nostro ultimo atto.
Anzi, più che farcelo capire ha dovuto spiegarcelo un paio di volte, visto che nessuno di noi sembrava in grado di afferrare il concetto.
Ringrazio che Gaye, "l'altra madre", sia stata vinta dell'emotività prima di me e col suo pianto a dirotto abbia impedito a tutti noi altri di fare la stessa fine.
Ed è così, tra un fazzoletto e un abbraccio, che abbiamo messo le nostre ultime firme.

Sonia che in teoria non avrebbe dovuto capire nulla di quello che succedeva, ha invece reagito alla novità con la solita praticità: ha chiesto se finalmente fosse arrivato il suo nuovo cognome.
La ragazza ha una certa attitudine per andare dritta al cuore delle questioni.
A lei poco importa di formalità varie, quello che le interessa è essere ufficialmente Sonia Sigurani.
Le abbiamo spiegato che per quello avremmo dovuto aspettare i tempi tecnici della sentenza, ma che vuoi che sia l'attesa di un po' di stupida burocrazia all'italiana quando sai che il resto è fatto e finito?
E appena il tanto agognato cognome arriverà e Sonia potrà essere munita di regolari documenti, manterremo la nostra promessa e la porteremo a vedere tutti i posti che io e Gio abbiamo visitato prima che lei arrivasse.
Prima tappa?
Parigi, direi.

Ovviamente visto che questo era un momento fondamentale per le nostre vite non ho nemmeno uno straccio di fotografia per ricordarlo.
Ma a volte le cose davvero belle è meglio viverle che fotografarle (e quindi ci accontentiamo di una foto di repertorio)

venerdì 21 settembre 2018

Gardaland, eccoci!!!




Se ne parla da mesi, ma tra lavoro e ferie non fatte, pessime previsioni del tempo e "forse questo non è il fine settimana giusto" abbiamo finito con il rimandare e rimandare. Fino alla scorsa settimana, quando abbiamo deciso che era il momento che anche Sonia vedesse Gardaland.
Ed eccoci che, con un caldo inumano, l'umidità tipica della foresta pluviale, passando da una giostra all'altra, tra una coda chilometrica e un chiosco di schifezze a cui non si può resistere abbiamo finalmente compiuto anche questo rito: il nostro primo viaggio in tre.
Noi tre soli, senza nonne, zie, cugine, amici vari ed eventuali.

Sonia era parecchio motivata, va detto.
Lo dimostra il fatto che mi abbia svegliato alle sei meno un quarto del mattino con la pura forza del pensiero. Ho aperto gli occhi e lei era lì, sul letto, che mi fissava senza neppure sbattere le ciglia.
Lo dimostra il numero di volte in cui ha chiesto " Ma quando arriviamo?" la prima delle quali venti metri prima del casello di Genova Est e lo dimostra il numero di saltelli, sorrisi ebeti e di  gridolini emessi durante la giornata.

In un immenso parco giochi, era difficile non vincere a mani basse, lo ammetto, ma la giornata è stata un successone.
Oltre le più rosee aspettative.
Sonia sembrava una catapultata nel paese delle meraviglie.

Abbiamo appurato tra le altre cose che, al di là dal fare la furbetta da terra, le montagne russe non sono il suo forte. Dopo averci tormentato per due ore buone abbiamo ceduto e gliene abbiamo fatto provare una bassina per testare la sua resistenza.
Arrivata in fondo era verdognola e da qual momento in poi ha improvvisamente manifestato interesse solo per giostre adrenaliniche quanto il "Brucomela" o il trenino panoramico.
Considerato che Gio ed io abbiamo superato da tempo il nostro periodo da giro della morte non possiamo che averne gioito: sai che figura non avere il coraggio di portarla sul "Raptor"?
A Gardaland abbiamo toccato vette sublimi, come testimonia l'uso smodato da parte di Sonia dell'espressione "E' fighissimo!!" con buona pace di una erudita conversazione.
E conosciuto inferi spaventosi, come il momento in cui la ragazza, nel tentativo di non perdere l'equilibrio ha posato una mano a terra.
In un gabinetto alla turca.
Molto vissuto!
Il mio urlo a metà tra l'isteria e l'angoscia deve averle inibito eternamente la crescita e richiamato gli assistenti sociali di mezza Italia.
Peccato io non avessi il tempo di pensarci.
Il mio unico pensiero era come evitare che si prendesse il tifo.
E forse qualcosa di pure peggio.
Le alternative che mi sono passate in testa erano bollire la mano incriminata nell'acido muriatico o tagliargliela di netto con un paio di cesoie per disboscare.
Non l'ho fatto solo per mancanza degli strumenti necessari.
Quindi l'ho scorticata con 5 salviette disinfettanti, poi l'ho fatta lavare per dieci minuti buoni con acqua calda e sapone per finire con il ripassarla di amuchina gel.
Alla fine aveva una tale puzza di disinfettante addosso da tenere distanti i bambini di tutto il nord Italia

Emergenze sanitarie a parte, il faccione estatico di nostra figlia è stato sicuramente la parte migliore di tutta la giornata.
Estasi di fronte alla sua prima camera d'albergo, che a suo dire era uguale a un castello. Estasi per il cibo saporitissimo e assolutamente non sano venduto ad ogni angolo del parco, per lo zucchero filato, per i beveroni con più coloranti che acqua, per la porzione di wurstel così grande da sfamarci un mezzo esercito.
Io e Gio, come da copione, ne siamo usciti distrutti: non ricordavo che Gardaland pullulasse di un numero così eccessivo di esseri umani e si sa noi non siamo proprio dei compagnoni.

Quindi si, abbiamo fatto code per il bagno, per l'acqua e per il caffè. Code per il pranzo e la merenda, per la giostra dei cavallini e per le montagne russe. Insomma, sempre. Ma ne è valsa la pena!
Ci portiamo a casa un grande insegnamento. a Gardaland non si va di Sabato, ma di Venerdì!!!




P.S.
...non dico nulla sulla colazione di gio per pura bontà d'animo: un buffet con uova strapazzate e bacon risveglia in lui istinti primordiali che non hanno nulla di umano...sembra più un tritarifiuti...o un'idrovora...o entrambe le cose messe insieme :-)






sabato 30 giugno 2018

Come si cambia...

...a fare i genitori, ovviamente!

Quelli che ti dicevano che la tua vita non sarebbe mai più stata la stessa non erano menagrami disfattisti: erano sparute voci sincere che provavano ad avvisarti.
Arriva un figlio e tu sparisci. Il "tu" di prima almeno.
Una volta, io e Gio stavamo svegli notti intere tra film, musica e discussioni forbite.
Ora stramazziamo a letto alle dieci e mezza.
Che vada bene.
Insomma si distingue nettamente da un "prima" bambina e un "dopo"

"Prima" parli di filosofia tirandotela un sacco e "dopo" ti trovi a rimuginare sul panchetto dell'IKEA. Si, quello alto come un gradino o poco più, che serve a tua figlia per lavarsi i denti senza impiccarsi con il bordo del lavandino e che, ne sei sicura, in realtà è un'arma di distruzione di massa.
Ti ci inciampi di notte, al buio, mentre cerchi di andare in bagno senza svegliare la Creatura, mentre cucini e come al solito non guardi dove metti i piedi, mentre insegui il gatto che scappa mentre la bambina di cui sopra cerca di usarlo come un frisbie.
Insomma, com'è che nessuno ti informa della sua pericolosità? Che mi importa di conoscere Kant ed Hegel se poi venti centimetri di plastica sono in grado di uccidermi?

"Prima" eri libero di esprimerti come più ti garbava, "dopo" se devi formulare una frase ci pensi due minuti buoni.
E non solo perchè la creatura si impressiona a sentir nominare caccia, guerre e fatti di cronaca varia, ma anche perchè improvvisamente ti tocca parlare come Madre Teresa di Calcutta. Il turpiloquio è bandito dalla tua giornata, persino quello basico, persino l'intercalare.
Non che prima si parlasse come scaricatori di porto, ma insomma, eravamo adulti normali, in grado di manifestare liberamente il nostro disappunto. Invece, improvvisamente, all'apice del tuo furore  puoi dire al massimo "perdincibacco".
Se colpisci uno spigolo con il mignolo e il dolore ti annebbia il cervello tanto da farti uscire una serie di improperi da far impallidire un santo ecco che una peste saccente di otto anni ti sgrida e ti invita a non utilizzare le parole del gatto.
E va da se che in quel momento tu il gatto lo strangoleresti volentieri.

Per non parlare del rapido degenerare delle tue facoltà cognitive. "Prima" eri una persona con un normale controllo delle emozioni, "dopo" ti trovi a  piangere come una fontana anche davanti alle pubblicità del Mulino Bianco.
Per dire, io non sono mica una mammoletta, eh! Mi ci vuole "Il Colore Viola" di Spielberg per farmi un pianto come di deve. Manco "Via col Vento" mi ha piegata e la "Lista di Schindler" ha avuto il suo bel da fare per mettermi in difficoltà e invece adesso: tragedia!
Piango per i cartoni animati. Le canzoni della Disney sono la mia Caporetto, frigno su "Kung Fu Panda", che tutto è fuorchè un cartone strappalacrime.
Se per puro caso si commuove pure Sonia allora è la disfatta. Mi devo nascondere in bagno per non farle pensare di avere una psicolabile per madre!!

Altre cose invece non cambiano mai: come la faccia di un uomo costretto a  fare shopping con la moglie. Assolutamente identica alla faccia dello stesso uomo costretto a fare shopping con la moglie e pure la figlia!



E soprattutto, prima aggiornavi il blog una volta la settimana e poi se va bene una volta al mese...se va proprio tanto bene!