lunedì 11 febbraio 2019

Dicasi riunione familiare...

...quella in cui metti un tot di persone intorno ad un tavolo, lasci i bambini liberi di fare quello che vogliono garantendo la vigilanza minima, giusto per accertarsi  che non si uccidano a vicenda.
Poi servi da mangiare come se quello fosse l'ultimo pasto che consumerete su questa terra, perseguendo uno e un solo obbiettivo: che nessuno esca da casa senza aver prima riempito ogni buchetto nascosto del proprio stomaco. E lo abbia riempito fino a scoppiare.
Ci aggiungi vino in quantità, perchè non sia mai che qualcuno se ne possa andare con la sete arretrata.
E poi parli, parli e ancora parli.
Per tutto il giorno.
Fino a che le corde vocali di tutti i presenti non alzano bandiera bianca.

Che le persone intorno al tavolo siano parenti di sangue, acquisiti, di adozione o per sintonia di anime è poco importante.
In ogni caso, quella si chiama famiglia.



giovedì 3 gennaio 2019

...da noi è Natale...

E anche queste feste vanno avanti, come ogni anno facendo lo slalom tra un invito a cena e una merenda con gli amici.
Quest'anno non ho nemmeno fatto finta di provare a mantenere un minimo decoro alimentare: il 15 Dicembre ho dato il via alle danze e penserò alla linea dal sette di Gennaio...
Quando salirò sulla bilancia, le mie urla di disperazione, credo, si sentiranno per tutto l'emisfero. Ma che importa, visto che ieri ho pranzato con un panino al burro di arachidi e nutella? (si, assieme!)

Visto il debito di sonno che ho accumulato in questi mesi, avevo promesso e giurato a me stessa che avrei passato le ferie rigorosamente a dormire, con la testa sotto il cuscino e sorda a qualsiasi richiamo. Ma Sonia se ha fame è capace di dargli fuoco al letto in cui riposi, quindi devo ammettere che ho avuto meno mattinate a poltrire di quello che sarebbe stato giusto pretendere.
Gio ovviamente dissente parecchio, ma lui si alza al primo squillo di sveglia, che volete ne sappia della sublime arte del dormire come se non ci fosse un domani?

Dopo colloqui con gli insegnanti insperatamente positivi (si, lo ammetto, sono una madre ipercritica) Sonia ha dimostrato che lo studio non le servirà: per assicurarle un futuro basterà portarla in un casinò. A tombola ha sbancato praticamente tutti i presenti. Segna i numeri con l'accanimento di un giocatore professionista e il gruzzolo che si è portata a casa vale più di un paio di paghette mensili (se mai lei avesse l'età per ricevere una paghetta, è ovvio).
A dimostrazione che in questa famiglia sappiamo imparare dagli errori del passato, l'isteria che normalmente ci fa prigioniere per tutto il periodo natalizio  è stata meno pressante del solito.
Le dannate luci del mio cancello hanno continuato a funzionare da fare schifo, ma sono riuscita ad arrabbiarmici solo un  volta al giorno. Abbiamo collezionato due focacce bruciate e una neppure lievitata, ma mia zia non ha ammazzato nessuno (e in effetti la focaccia bruciata potrebbe essere riconducibile ad un mio lieve errore di distrazione). Qualcuno, ha spostato i segnaposto di Natale senza avvisarmi, ma non ho (quasi) dato di matto e mia madre ha perso i regali di praticamente tutti, ma è comunque riuscita a recuperarli in tempo.
E nonostante tutto  non ci siamo neppure tirate i piatti...anche se dall'anno prossimo credo proprio passeremo ai piatti di carta che non vanno lavati e che soprattutto non creano danni irreparabili se ti prendono in testa.

In questo perfetto clima natalizio ho invece fatto una triste scoperta: i baracconi non fanno più per me.
Ci abbiamo portato Sonia e F. (un'amichetta di Sonia) che si sono divertire come pazze. Quel grado di esaltazione che ricordo benissimo di aver provato anche io...qualche secolo fa.
Erano così belle ed entusiaste che mi sono lasciata convincere a salire, con F., su una specie di lavatrice che stava decisamente troppo in alto, e mentre me ne stavo lassù, sbatacchiata come le tovaglie nella centrifuga ed in preda ad un malcelato attacco di panico mi sono resa conto che devo ormai per forza fare la mamma.
Per divertirmi come una figlia sono decisamente troppo vecchia.
Accidenti.







venerdì 21 dicembre 2018

It's beginning to look a lot like Christmas...






Ieri sera, alle quattro e mezza, ho fatto "ciao, ciao" a tutto l'ufficio, timbrato il cartellino ed ecco che sono cominciate le mie ferie.
Quindici, perfetti, giorni di nullafacenza assoluta.
Il Natale arriva e qui siamo prontissimi.
Regali comprati, incartati e piazzati al loro posto sotto l'albero, segnaposto quasi finiti (...insomma, in corso d'opera...), menù per le intere feste deciso già da settimane, bigliettini scritti, spesa praticamente fatta (non da me, ringraziamo mamma e zia e Gio...), casa in ordine (come può esserlo con una marito e una figlia incapaci di rimettere una cosa la dove l'hanno trovata) e addobbata come quella dei migliori elfetti di Babbo Natale.

Le luci che ho comprato per il cancello, e che mi sono costate un patrimonio, non funzionano. La cosa di per se sarebbe più che sufficiente a farmi diventare lievemente isterica, ma visto che è Natale e che ho promesso di darmi una calmata e dedicarmi solo a buoni pensieri e sentimenti sereni(o rischio che il santo che ho sposato scappi in Alaska)ho deciso che non farò neppure reclamo con il venditore... se non è pace interiore questa...

Nel frattempo, in attesa di iniziare a cucinare come se non ci fosse un domani i miei buoni propositi sono tutti concentrati su una sola attività: dormire!
Rigorosamente fino a tardi e per più mattine di  fila possibili!!

lunedì 29 ottobre 2018

Da ora in poi siamo solo noi tre!




E così siamo arrivati in fondo.

In realtà abbiamo tagliato il nostro traguardo da quasi una settimana, ma la sorpresa è arrivata in maniera così improvvisa che ci siamo dimenticati di santificare con brindisi e festeggiamenti vari.
E già questo è indicativo di che botta di emozioni ci siamo trovati a vivere.

Comunque possiamo finalmente annunciarlo a gran voce: abbiamo firmato gli ultimi documenti e dal 25 Ottobre Sonia è ufficialmente nostra!
Niente più tribunali, giudici, assistenti sociali, niente visite domiciliari o psicologhe a guardare ogni singolo gesto fatto alla ricerca dell'immancabile errore.

Così, quella che credevamo l'ennesima convocazione in tribunale per farci fare le pulci si è tramutata da un momento all'altro in una gioia inaspettata.
E si che io ero partita, come al solito, col piede sbagliato!
Dopo una mattina in piena ansia da prestazione, l'aver guidato come una matta per la paura di arrivare in ritardo ed aver varcato la soglia del tribunale all'ultimo secondo solo per scoprire che quello in ritardo, di quasi un'ora e mezza, era il giudice da cui avevamo udienza il mio umor nero faceva scintille.
L'unica consolazione era dividere questa convocazione con la famiglia adottiva del fratello di Sonia perché si sa le scocciature vissute insieme a qualcuno a cui vuoi bene sono più sopportabili.
Sta di fatto, che mi sono seduta in quella stanza con la mia espressione più odiosa cucita sulla faccia pronta ad alzare il sopracciglio a qualsiasi cosa mi venisse detta.
E invece la mia antipatia ha rischiato vergognosamente di sciogliersi in lacrime non appena il giudice ci ha fatto capire che quello era il nostro ultimo atto.
Anzi, più che farcelo capire ha dovuto spiegarcelo un paio di volte, visto che nessuno di noi sembrava in grado di afferrare il concetto.
Ringrazio che Gaye, "l'altra madre", sia stata vinta dell'emotività prima di me e col suo pianto a dirotto abbia impedito a tutti noi altri di fare la stessa fine.
Ed è così, tra un fazzoletto e un abbraccio, che abbiamo messo le nostre ultime firme.

Sonia che in teoria non avrebbe dovuto capire nulla di quello che succedeva, ha invece reagito alla novità con la solita praticità: ha chiesto se finalmente fosse arrivato il suo nuovo cognome.
La ragazza ha una certa attitudine per andare dritta al cuore delle questioni.
A lei poco importa di formalità varie, quello che le interessa è essere ufficialmente Sonia Sigurani.
Le abbiamo spiegato che per quello avremmo dovuto aspettare i tempi tecnici della sentenza, ma che vuoi che sia l'attesa di un po' di stupida burocrazia all'italiana quando sai che il resto è fatto e finito?
E appena il tanto agognato cognome arriverà e Sonia potrà essere munita di regolari documenti, manterremo la nostra promessa e la porteremo a vedere tutti i posti che io e Gio abbiamo visitato prima che lei arrivasse.
Prima tappa?
Parigi, direi.

Ovviamente visto che questo era un momento fondamentale per le nostre vite non ho nemmeno uno straccio di fotografia per ricordarlo.
Ma a volte le cose davvero belle è meglio viverle che fotografarle (e quindi ci accontentiamo di una foto di repertorio)

venerdì 21 settembre 2018

Gardaland, eccoci!!!




Se ne parla da mesi, ma tra lavoro e ferie non fatte, pessime previsioni del tempo e "forse questo non è il fine settimana giusto" abbiamo finito con il rimandare e rimandare. Fino alla scorsa settimana, quando abbiamo deciso che era il momento che anche Sonia vedesse Gardaland.
Ed eccoci che, con un caldo inumano, l'umidità tipica della foresta pluviale, passando da una giostra all'altra, tra una coda chilometrica e un chiosco di schifezze a cui non si può resistere abbiamo finalmente compiuto anche questo rito: il nostro primo viaggio in tre.
Noi tre soli, senza nonne, zie, cugine, amici vari ed eventuali.

Sonia era parecchio motivata, va detto.
Lo dimostra il fatto che mi abbia svegliato alle sei meno un quarto del mattino con la pura forza del pensiero. Ho aperto gli occhi e lei era lì, sul letto, che mi fissava senza neppure sbattere le ciglia.
Lo dimostra il numero di volte in cui ha chiesto " Ma quando arriviamo?" la prima delle quali venti metri prima del casello di Genova Est e lo dimostra il numero di saltelli, sorrisi ebeti e di  gridolini emessi durante la giornata.

In un immenso parco giochi, era difficile non vincere a mani basse, lo ammetto, ma la giornata è stata un successone.
Oltre le più rosee aspettative.
Sonia sembrava una catapultata nel paese delle meraviglie.

Abbiamo appurato tra le altre cose che, al di là dal fare la furbetta da terra, le montagne russe non sono il suo forte. Dopo averci tormentato per due ore buone abbiamo ceduto e gliene abbiamo fatto provare una bassina per testare la sua resistenza.
Arrivata in fondo era verdognola e da qual momento in poi ha improvvisamente manifestato interesse solo per giostre adrenaliniche quanto il "Brucomela" o il trenino panoramico.
Considerato che Gio ed io abbiamo superato da tempo il nostro periodo da giro della morte non possiamo che averne gioito: sai che figura non avere il coraggio di portarla sul "Raptor"?
A Gardaland abbiamo toccato vette sublimi, come testimonia l'uso smodato da parte di Sonia dell'espressione "E' fighissimo!!" con buona pace di una erudita conversazione.
E conosciuto inferi spaventosi, come il momento in cui la ragazza, nel tentativo di non perdere l'equilibrio ha posato una mano a terra.
In un gabinetto alla turca.
Molto vissuto!
Il mio urlo a metà tra l'isteria e l'angoscia deve averle inibito eternamente la crescita e richiamato gli assistenti sociali di mezza Italia.
Peccato io non avessi il tempo di pensarci.
Il mio unico pensiero era come evitare che si prendesse il tifo.
E forse qualcosa di pure peggio.
Le alternative che mi sono passate in testa erano bollire la mano incriminata nell'acido muriatico o tagliargliela di netto con un paio di cesoie per disboscare.
Non l'ho fatto solo per mancanza degli strumenti necessari.
Quindi l'ho scorticata con 5 salviette disinfettanti, poi l'ho fatta lavare per dieci minuti buoni con acqua calda e sapone per finire con il ripassarla di amuchina gel.
Alla fine aveva una tale puzza di disinfettante addosso da tenere distanti i bambini di tutto il nord Italia

Emergenze sanitarie a parte, il faccione estatico di nostra figlia è stato sicuramente la parte migliore di tutta la giornata.
Estasi di fronte alla sua prima camera d'albergo, che a suo dire era uguale a un castello. Estasi per il cibo saporitissimo e assolutamente non sano venduto ad ogni angolo del parco, per lo zucchero filato, per i beveroni con più coloranti che acqua, per la porzione di wurstel così grande da sfamarci un mezzo esercito.
Io e Gio, come da copione, ne siamo usciti distrutti: non ricordavo che Gardaland pullulasse di un numero così eccessivo di esseri umani e si sa noi non siamo proprio dei compagnoni.

Quindi si, abbiamo fatto code per il bagno, per l'acqua e per il caffè. Code per il pranzo e la merenda, per la giostra dei cavallini e per le montagne russe. Insomma, sempre. Ma ne è valsa la pena!
Ci portiamo a casa un grande insegnamento. a Gardaland non si va di Sabato, ma di Venerdì!!!




P.S.
...non dico nulla sulla colazione di gio per pura bontà d'animo: un buffet con uova strapazzate e bacon risveglia in lui istinti primordiali che non hanno nulla di umano...sembra più un tritarifiuti...o un'idrovora...o entrambe le cose messe insieme :-)






sabato 30 giugno 2018

Come si cambia...

...a fare i genitori, ovviamente!

Quelli che ti dicevano che la tua vita non sarebbe mai più stata la stessa non erano menagrami disfattisti: erano sparute voci sincere che provavano ad avvisarti.
Arriva un figlio e tu sparisci. Il "tu" di prima almeno.
Una volta, io e Gio stavamo svegli notti intere tra film, musica e discussioni forbite.
Ora stramazziamo a letto alle dieci e mezza.
Che vada bene.
Insomma si distingue nettamente da un "prima" bambina e un "dopo"

"Prima" parli di filosofia tirandotela un sacco e "dopo" ti trovi a rimuginare sul panchetto dell'IKEA. Si, quello alto come un gradino o poco più, che serve a tua figlia per lavarsi i denti senza impiccarsi con il bordo del lavandino e che, ne sei sicura, in realtà è un'arma di distruzione di massa.
Ti ci inciampi di notte, al buio, mentre cerchi di andare in bagno senza svegliare la Creatura, mentre cucini e come al solito non guardi dove metti i piedi, mentre insegui il gatto che scappa mentre la bambina di cui sopra cerca di usarlo come un frisbie.
Insomma, com'è che nessuno ti informa della sua pericolosità? Che mi importa di conoscere Kant ed Hegel se poi venti centimetri di plastica sono in grado di uccidermi?

"Prima" eri libero di esprimerti come più ti garbava, "dopo" se devi formulare una frase ci pensi due minuti buoni.
E non solo perchè la creatura si impressiona a sentir nominare caccia, guerre e fatti di cronaca varia, ma anche perchè improvvisamente ti tocca parlare come Madre Teresa di Calcutta. Il turpiloquio è bandito dalla tua giornata, persino quello basico, persino l'intercalare.
Non che prima si parlasse come scaricatori di porto, ma insomma, eravamo adulti normali, in grado di manifestare liberamente il nostro disappunto. Invece, improvvisamente, all'apice del tuo furore  puoi dire al massimo "perdincibacco".
Se colpisci uno spigolo con il mignolo e il dolore ti annebbia il cervello tanto da farti uscire una serie di improperi da far impallidire un santo ecco che una peste saccente di otto anni ti sgrida e ti invita a non utilizzare le parole del gatto.
E va da se che in quel momento tu il gatto lo strangoleresti volentieri.

Per non parlare del rapido degenerare delle tue facoltà cognitive. "Prima" eri una persona con un normale controllo delle emozioni, "dopo" ti trovi a  piangere come una fontana anche davanti alle pubblicità del Mulino Bianco.
Per dire, io non sono mica una mammoletta, eh! Mi ci vuole "Il Colore Viola" di Spielberg per farmi un pianto come di deve. Manco "Via col Vento" mi ha piegata e la "Lista di Schindler" ha avuto il suo bel da fare per mettermi in difficoltà e invece adesso: tragedia!
Piango per i cartoni animati. Le canzoni della Disney sono la mia Caporetto, frigno su "Kung Fu Panda", che tutto è fuorchè un cartone strappalacrime.
Se per puro caso si commuove pure Sonia allora è la disfatta. Mi devo nascondere in bagno per non farle pensare di avere una psicolabile per madre!!

Altre cose invece non cambiano mai: come la faccia di un uomo costretto a  fare shopping con la moglie. Assolutamente identica alla faccia dello stesso uomo costretto a fare shopping con la moglie e pure la figlia!



E soprattutto, prima aggiornavi il blog una volta la settimana e poi se va bene una volta al mese...se va proprio tanto bene!

domenica 20 maggio 2018

Prima settimana di lavoro

(Settimana 20: dal 14 al 20 Maggio)


Il bilancio della prima settimana di lavoro è presto detto: una stanchezza pazzesca!
Credo non potesse essere altrimenti.
Dopo un anno a prendermela comoda portando Sonia a scuola per poi tornare a casa a fare yoga, tra una tazza di the, una lavatrice e un caffè con un'amica, ecco che mi ritrovo, da un giorno e l'altro, ad arrancare tra orari, pause pranzo e ore di lavoro in cui devi proprio lavorare e basta.
Diciamolo: non c'ero mica più abituata!
Ad aumentare le novità, ho avuto il mio battesimo del fuoco sui mezzi pubblici, che non usavo da circa quindici anni. Ed eccomi così a barcamenarmi tra autobus stipati come Zara il primo giorno dei saldi, appiccicata a persone che chiaramente ritengono un'adeguata igiene mattutina un inutile orpello, mentre maledico chi sosta sulla corsia riservata ai mezzi pubblici rallentandoli inevitabilmente ed inseguo la metro nel disperato tentativo di guadagnare i tre minuti necessari per una colazione al bar.
Il tutto sui tacchi, mi pare ovvio!

Riguardo il lavoro vero e proprio, non sapendo nulla di sanità e affini, per ora mi sforzo di imparare più cose possibili, il più velocemente possibile. E nel farlo mi sono trovata a dubitare della mia intelligenza almeno un paio di volte al giorno. Ad esempio, come è possibile che mi ci vogliano 4 tentativi a vuoto prima di riuscire a scannerizzare un codice fiscale?
Ho poi scoperto sulla mia pelle che su duemila metri quadri (effettivi) di ufficio perdersi è piuttosto facile. Soprattutto se hai il senso dell'orientamento di una tartaruga ubriaca.
Non si contano i medici, infermieri e tecnici di laboratorio che mi hanno trovata a vagare senza meta e mossi a pietà mi hanno rimessa sul corridoio principale.
Insomma, passo le mie giornate girando munita di quadernone e penna chiedendo lumi a chiunque ne sappia più di me.
Quindi anche l'addetto del montacarichi.

Sonia dal canto suo ci tiene a farmi sapere che sono poco presente e si vendica rimanendomi attaccata come una tellina per tutto il fine settimana. Letteralmente.
Immagino potesse andarmi peggio.

domenica 13 maggio 2018

Da domani si riparte!



Dopo un anno a fare la mamma e niente altro (come se fosse poco), è venuto il momento di ricominciare.
Finalmente, aggiungerei, perchè temo di essere un po' troppo nevrotica per sfogare le mie ossessioni nel solo campo dell'educazione minorile.
Rischio di tramutarmi nella versione horror di Tata Matilda.

Quindi, con somma gioia del bilancio familiare, delle nonne che odiano le mie regole, di Sonia che finalmente farà i compiti senza temere la corte marziale e di mio marito che detesta la mia versione di casalinga disperata (e psicopatica) da domani si ricomincia: con un nuovo lavoro, nuove sfide e spero nuove soddisfazioni.
Quindi oggi giro definitivamente le spalle alla porta che ho chiuso poche settimane fa e da domani potrò andare a vedere cosa c'è dietro quel portone che si è aperto per me.
Incrociamo le dita!


lunedì 16 aprile 2018

Tribunale in visita

(Settimana 15: dal 9 al 15 Aprile)



Tra un paio di mesi potremo mettere fine a questo infinito percorso adottivo partito quasi 4 anni fa.
A Giugno finirà l'anno di "prova" e dovremo aspettare solo il decreto definitivo perchè Sonia prenda il nostro cognome.
Insomma, ormai siamo in quella fase in cui i passi da compiere sono quasi solo formalità da espletare in attesa di stappare lo spumante per i festeggiamenti definitivi.
Lunedì abbiamo superato una di queste ultime tappe obbligate: la visita domiciliare di assistente sociale e psicologa del tribunale.
Ora, sfatiamo un mito, nonostante forum e siti web siano pieni di racconti al limite dell'inverosimile con assistenti sociali assassine e psicologhe sadiche che cercano solo di coglierti in fallo, la realtà è che nessuno ti entra in casa con il blocco degli appunti, nessuno passa dita guantate di bianco alla ricerca di polvere nascosta, non ci sono domande a trabocchetto, ne interrogatori stile Gestapo.
L'ispezione si riassume in un caffè e due ore di chiacchiere rilassate con genitori e bambina.
E lo so per certo, perchè è la stessa cosa che è successa tre anni fa al momento di ottenere il decreto di adottabilità.
Insomma, giocavamo in casa.
E nessuna persona normale si sarebbe stressata.
Ed io ero tranquillissima, lo giuro.
Non ho progettato sessioni di pulizia schizzoide della casa, non ho dato di matto e non ho passato notti insonni in preda all'ansia. Un discreto passo avanti. La scorsa volta avevo precettato la donna delle pulizia e tutta la famiglia per un raid di pulizie durato quasi una settimana che non aveva risparmiato neppure il retro dei termosifoni. Avevo levato la polvere da tutti i battiscopa con un pennello da acquarelli, usato uno spazzolino da denti per levare la più infinitesima traccia di sporco dagli scarichi dei lavandini, comprato te e tisane in grado di soddisfare i gusti di chiunque mi fosse entrato in casa e indossato persino il mio vestito portafortuna.
Questa volta, invece, sentivo con orgoglio di aver mantenuto il controllo dei nervi.
Per lo meno fino ad un paio di giorni prima, quando ho sentito chiaramente lo spiritello dell'ansia bussare alla mia porta. Ed eccoci (mica posso risparmiare Gio), stracci alla mano, a cercare particelle di sporco nei luoghi meno in vista e infornare biscottini al burro con l'apporto calorico pro capite di un intero pranzo di Natale (che per altro sono stati assai graditi).
Col senno di poi, sono disposta ad ammettere che forse sbattere, lavare e sterilizzare tutti i tappeti di casa sia stata un esagerazione.
E che in effetti l'ordine, in camera di Sonia, potesse apparire un pochino forzato.
Forse.
Ma non mi sento di condannarmi.
Vorremo mica rischiare di perdere una figlia solo per una mensolina mal spolverata!
Sonia dal canto suo ha recitato la parte della bambina perfetta in maniera esemplare.
E' sempre un tesoro, sia chiaro, ma con loro sembrava un incrocio tra Laura Ingalls e Heidy, con una spruzzata di Shirley Temple che faceva leggermente impressione. Mi aspettavo quasi che si mettesse a cantare come in "Tutti insieme appassionatamente". In un paio di occasioni mi sono persino chiesta se non me l'avessero cambiata nottetempo.
Ma quando, a ispezione quasi conclusa, mi ha chiesto in un orecchio se si stava comportando bene ho capito: quella con i nervi saldi in famiglia è lei.

Almeno una ci voleva!

lunedì 5 marzo 2018

Da noi si dice Galaverna!

(Settimana 9: dal 26 Febbraio al 4 Marzo)


Ogni volta in cui sento alla TV qualcuno che usa la parola "Gelicidio" mi viene l'orticaria. Sarà anche il nome scientifico più corretto, ma mia nonna la chiamava Galaverna e chiunque pensi di poterle cambiare nome in corso d'opera si sbaglia di grosso.

Giovedì, con Gio alle prese con il suo primo giorno di lavoro io e Sonia ce ne siamo rimaste a casa: scuole chiuse per allerta neve, strade bloccate e nulla da fare se non giocare a palle di neve, bere cioccolata calda e arrotolarsi sotto una coperta a guardare un film.
La neve alla fine non era tantissima, ma per Sonia, che non l'aveva mai vista è stata comunque una festa incredibile. E la galaverna del giorno dopo è stata ancora meglio. Fosse stato per lei saremmo state fuori tutto il tempo.

Gio invece, che vive in costante ansia di perfezione, aveva talmente paura che il maltempo bloccasse la strada e non gli permettesse di andare a lavorare proprio il primo giorno, che dopo una giornata a camminare avanti e indietro tra una finestra e l'altra studiando il bollettino meteorologico e lo stato delle nuvole, ha deciso di scendere la sera prima, ha dormito in un albergo in via Venti Settembre, cenato fuori ed è entrato in ufficio spaccando il secondo, mentre a casa dormivamo della grossa nel lettone.
Praticamente ha speso la paga di tre giorni di lavoro.
Ovviamente per questa sua performance al limite della psicosi lo stiamo deridendo ancora adesso.