giovedì 1 dicembre 2016

Mercatini di Natale...


Per i malati di Dicembre, quelli che come me iniziano a canticchiare "Astro del Ciel" già a fine Ottobre e addobbano la casa come se fosse l'igloo degli elfi di Babbo Natale, i mercatini sono meglio del Santo Graal: sono la risposta a tutti i mali, il miraggio nel deserto di Novembre, la meta agognata per tutta l'estate.

Come dire che Sabato mattina non vedevo l'ora di partire, che pregustavo lo shopping compulsivo pre-natalizio,che sognavo di riempirmi le borse di inutilissimi gnometti in feltro e calzettoni antifreddo e di strafogarmi di brezel, panpepato e vin brulè.
Questa, almeno sulla carta, doveva essere la partenza perfetta: assieme a mamma e zia, notoriamente svitate, pure la Stewin e tutta la compagine femminile della sua famiglia, più i nostri vicini che  hanno elegantemente finto di non accorgersi di essere circondati da esaltate della peggior specie.
Insomma, una decina di ossessionate dal Natale (più un marito paziente) sullo stesso pullman pronte a conquistare i mercati più belli d'Europa.  
A meno di un'ora dalla partenza, però, mi sono accorta di essermi scordata un paio di cosette.
E ammetterlo mi innervosisce non poco visto che mi vanto a destra e a manca di essere una personcina decisamente organizzata. Quando parto faccio le valigie con precisione maniacale, studio a tavolino ogni possibile variabile metereologica, mi preparo a qualsiasi intoppo e mi porto qualsiasi cosa possa servire. Dall'aspirina ai copri water igienizzati, dal burro di cacao alla mandorla ad un paracadute di emergenza qualsiasi cosa accada io, in valigia, ho la soluzione. 
O almeno così credevo.
E mi è quindi scocciato enormemente ammettere di aver dimenticato gli occhiali da sole. Poco male direte voi, nulla a cui non si potesse porre rimedio.
Se non fosse che a marcare assenza c'era anche il portafoglio che conteneva tutti i soldi, le carte di credito e cosa ben peggiore, la mia carta d'identità. E l'espatrio senza documento d'identità è complesso persino oggi, nonostante la Comunità Europea e il libero transito di merci e persone.
La disperazione che mi ha colto all'idea di non avere neppure un centesimo in una vacanza in cui "Spendere" doveva essere l'imperativo dominante si è placata solo in serata quando Mammina Cara, ha fatto un bancomat e mi ha prestato il capitale necessario a rendere omaggio a tutte le bancarelle d'Europa.
Il timore di venir bloccata ad una frontiera a caso è invece rimasto ad aleggiarmi intorno per tutto il fine settimana, anche perchè la nostra Guida è risultata inutile quanto un ombrello in una giornata di sole e di fronte alle mia disperazione si è limitato a liquidarmi con un: "Vabbè, al massimo alla frontiera le chiederanno di scendere" e per tirarmi su ha aggiunto: "Ma non si preoccupi, in tanti anni non ci hanno mai fermato" (e non credo stupisca sapere che siamo stati fermati ad ogni frontiera)
Ora, arrivare al confine dell'Austria solo per sentirsi di dire di scendere e rimanere in custodia non è proprio il massimo, concedetemelo
Va da sè che io abbia passato le prime sei ore di viaggio in un comprensibilissimo stato d'ansia. Quando mi svegliavo, ovviamente, perchè il pullman ha su di me un effetto soporifero da record: appena mi siedo cado addormentata e mi sveglio solo quando si fermano i motori.

Irregolarità burocratiche a parte il viaggio ha risposto  a tutte le aspettative: freddo polare, lunghe ore in pullman, tripudio di calorie e bevande calde e alcoliche e bancarelle, negozietti e ambulanti senza un attimo di sosta.

Una menzione d'onore va fatta alla nostra guida che si è assicurata il premio di personaggio più rappresentativo della vacanza.
Carattere distintivo l'avere un piccolo problema di eloquio. Nel senso che non la smetteva mai di parlare. Parlava così tanto che si faceva a tempo ad addormentarsi mentre ci erudiva sulla dotazione di sottomarini degli Alleati nella seconda guerra Mondiale e svegliarsi mentre si passavano in rassegna tutti i pettegolezzi nella lunga vita della Principessa Sissy, con una digressione drammatica sulla sua cruenta morte. Allora ti riaddormentavi e al risveglio c'era in atto una lezione di storia dell'arte sulla Sagrada Familia a Barcellona. 
Purtroppo aveva anche una lieve tendenza alla ripetizione, quindi indicazioni semplicissime, come la procedura per il ritiro dei biglietti per l'accesso a Rattemberg è stata spiegata almeno una ventina di volte. A sua discolpa il fatto che il pullman fosse pieno di personcine che definire fastidiose è un eufemismo. Un lamento continuo su tutto e tutti, prima fra tutti la guida stessa, ma poi incapaci di comprendere una indicazione al primo colpo.


Arrivati in Austria (dopo quindici minuti di terrore quando, come da copione, ci hanno fermato alla frontiera) abbiamo fatto base a Pill in un albergo che era una delizia.
L'albergatore parlava come Crozza ai tempi della parodia di Ratzinger ed era altrettanto simpatico: abbiamo capito subito che ci saremo trovati bene. E infatti, a discapito dei luoghi comuni abbiamo mangiato benissimo e altrettanto bevuto. Si perchè l'albergo ha una piccola distilleria di grappe artigianali e per riempirci la seconda serata hanno organizzato una degustazione privata. 
Perchè mai un'astemia debba lasciarsi coinvolgere in una degustazione ad alta gradazione alcolica PRIMA di cena e a stomaco rigorosamente vuoto è un mistero che ancora adesso non mi spiego.
Sta di fatto che al 4 bicchierino di grappa ho cominciato a trovare tutto molto divertente e che la serata si è conclusa con 4 bottiglie di grappa comprate (tutte da regalare: giuro!!) e andando a letto alle dieci e mezza con un doppio Moment per sedare un mal di testa spettacolare.
Chiaramente non ho il fisico per una vita sregolata.


Rattemberg...ci sarebbero tante cose da dire, lo so, la cittadina illuminata solo da fiaccole e lanterne, i negozietti carini, i cori dei bambini in piazza che facevano sottofondo alla nostra visita insomma, quasi troppo bello per essere vero, ma io dedico questo spazio ad una menzione d'onore a vin brulè e frittelle: buonissimi!


Domenica è la volta dell'isola delle donne, in Baviera (quindi Germania, quindi SECONDO cambio di frontiera senza documenti: un viaggio spericolato!)
Ricorderemo questo come il giorno in cui la Ste, ha perso tutta la sua famiglia tra le 25 tombe del cimitero del monastero. O, come direbbe lei, dove la sua famiglia ha perso lei...o come direi io, dove la sua famiglia ha prontamente abbandonato la Ste per darsi allo shopping in pace.
Per altro la Ste_Raminga ha incrociato noi davanti al banchetto dello speck e abbiamo proseguito il giro insieme e mentre noi facevamo foto cretine, compravamo regali e poi ci sedevamo al caldo di un ristorante e strafogandoci di formaggi e salsicce e crauti sua madre la cercava sotto ogni pontile dandola già per morta.



Il freddo polare e la pioggerellina gelata forse non hanno aiutato a fare fotografie degne di nota, ma la Stewin mi ha omaggiata della meravigliosa foto di mia zia, bardata come la befana nei su giorni peggiori che rimarrà negli annali della nostra famiglia!


E per finire Bolzano. Che dire, sarà un caso, ma appena passata la frontiera il sole ha ricominciato a splendere a dimostrazione che il "Bel Paese" non è chiamato così per caso.
Abbiamo iniziato la nostra visita stazionando venti minuti davanti al chiosco delle frittelle di mele e succo di mela caldo (che è diventata la mia bevanda invernale preferita in un battito di ciglia), abbiamo continuato prendendo d'assalto un forno e finendo le lo scorte di pane alle noci e finito con pancake, frittelle e dolcini vari in un bar.
Più che le bancarelle e gli acquisti fatti (che nel mio caso sono stati comunque notevoli) ricorderemo questa giornata come quella delle calorie ingerite.




Bilancio della vacanza?  Nove regali di Natale comprati, due Stati esteri visitati, decine di foto fatte (nessuna passabile) e un chilo preso,

Poteva decisamente andare peggio...


1 commento:

  1. Sei davvero strepitosa nei tuoi racconti Lilith, mi sono sempre piaciuti e sono fonte di ilarita' sfrenata, sei super!!!!
    Ciao gio'

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