domenica 14 novembre 2021

Caro Etsy, che emozione ritrovarti...


Sono, letteralmente, settimane che rimando questo post.

Ma da una che va in ansia anche su che stivali indossare la mattina non è che ci si potesse aspettare nulla di diverso, no? 

Pare però che mi tocchi darmi una mossa: fonti molto vicine mi fanno infatti notate con insistenza che va anche bene essere essere un tantino inconcludenti, ma che qui si sfida il ridicolo.

Ho 50 stampe nuove nuove che aspettano in un cassetto. Buste rigide per la spedizione e supporti in cartoncino per evitare che qualcosa si stropicci, ho biglietti da visita e pure un negozietto Etsy dal look appena rinnovato che aspetta solo di essere usato. Ho pure un paio di indomiti che continuano a sollecitarmi, e a loro va tutta la mia gratitudine.

Manca solo che mi decida a fare l'annuncio. 

Quindi, in punta di piedi faccio presente a tutti che se qualcuno ha un regalo di Natale o di compleanno o di chissà che altro da fare, se qualcuno ha una cameretta da ri arredare o semplicemente si trova con un muro spoglio su cui starebbe bene un po' di colore  per risolvere basta fare un salto QUI

 Vi sarei grata se voleste aiutare tutte quelle stampe ad uscire finalmente dal loro cassetto... 

lunedì 11 ottobre 2021

Anche il 2021 ha avuto la sua Sardegna






Non posto da un anno, quasi esatto...anche qualcosa di più.

Il 2021 ci ha un po' maltrattati, come ha fatto con tanti altri, e la voglia di scrivere non è che si facesse sentire più di tanto.

Però c'è stata la Sardegna e per quanto sia sempre un'esperienza al limite del traumatico, la Sardegna è un rito che va rispettato.

E pure il post che ne segue. Non fosse altro perchè alla Zia Gabry, nella sua magione Sassarese, piace leggerlo


E visto che la zia Gabry capisce, comprende e condivide le mie ansie estive, inizierò queste righe con una constatazione che già da sola basta a migliorarmi l'umore.

Anche l'estate 2021 è volta, finalmente, al termine. 

Ormai il fresco autunnale è lì, dietro l'angolo e gli affanni da calura sono ormai alle spalle.

Il giro di boa, per me, è sempre al rientro dalle famigerate e temutissime ferie in Sardegna che anche quest'anno sono state costellate di sole, mare limpido, ombrelloni, sabbia fine e caldo

Tanto caldo.

Così tanto che più volte mi sono chiesta se sarei arrivata a vedere un nuovo Natale o non mi sarei liquefatta prima. Un caldo tale che in dieci giorni ho finito con il fare ben QUATTRO bagni in mare, io, che normalmente mi bagno solo per fare una fotografia con Sonia da lasciare ad imperitura memoria del mio impegno vacanziero e trascorro il resto delle vacanze arrotolata sotto l'ombrellone come un ragno nella tana. 


Per fortuna anni a lamentarmi, borbottare, scocciarmi e soprattutto scocciare gli altri iniziano a  dare i loro frutti dimostrando che la perseveranza è un'arma spesso, ingiustamente, sottovalutata.

Giovanni, prostrato nel fisico e ancor più nello spirito da una pandemia e dodici anni di lagne ininterrotte ha deciso di adottare un approccio alternativo  alla questione ferie proponendomi di dimezzare la condanna. 

A me e soprattutto ai poveretti che con me avrebbero dovuto condividere tempo e spazi.

Lui e Sonia sono partiti da soli, in anticipo e io li ho raggiunti solo per l'ultima settimana di vacanza. 


Quando, lo scorso anno, Sonia e Fatma sono andate in villeggiatura da mia suocera io non è che me la sia passata così male. So che una madre per bene si strugge per ogni secondo lontano dalla prole e io un po' di nostalgia l'ho avuta, lo giuro, ma visto che non erano state rapite un gruppo di guerriglieri e non rischiavano la vita disinnescando mine antiuomo ho ritenuto doveroso godermi la quiete che mi era stata regalata.


Solo che questa volta, con un colpo da maestro, mi sono liberata anche del coniuge. 

E siamo franchi: un marito è molto peggio di un bambino.

Peggio senza appello. Come la siccità è peggio di un clima temperato e il mio polpettone è peggio di quello di mia madre.

E' un giudizio insindacabile.

Un marito è colui che continua, ad intervalli regolari, a chiederti dove sono le calze pulite.

E ogni volta lo fa con la stessa sincera curiosità.

Come se davvero pensasse che qualcuno gliele abbia nascoste nonostante le calze vengano messe sempre nello stesso cassetto da almeno un paio di lustri.

Un marito è uno che non distingue uno spremi aglio da un pelapatate. Che tu gli faresti sbucciare due teste d'aglio con la mandolina solo per goderti lo spettacolo.

E' uno che nonostante ti abbia aiutato a farlo almeno seimila volte ancora non ha capito come si piegano i lenzuoli con gli angoli.


Quindi non biasimatemi se a vederlo salire in macchina e partire alla volta della terra natia non sono stata presa dallo sconforto. 

L'unico, tragico terrore, quello vero, mi ha presa quando dal porto hanno annunciato sei ore di ritardo sulla partenza del traghetto 

Il rischio di non potermi liberare di loro mi ha ghiacciato il sangue.

Quando alle tre del mattino li hanno finalmente fatti salire in nave mi sono addormentata beata come un gatto che ha mangiato il topo.

Come ho passato il primo giorno di senza famiglia? Patatine, divano e serie TV su Netflix.

Praticamente meglio che un giro in deltaplano


E quando poi sono atterrata ad Alghero, a 38 gradi all'ombra, con l'umidità che mi si arrampicava su per i capelli e il sole a picco sopra la testa, l'ho fatto con la consapevolezza che il supplizio non sarebbe durato a lungo.

A darmi forza il pensiero della cucina di Chicco, degli aperitivi di mia suocera e del dolce della sera di ferragosto (grazie Zia Gabry, che prepari il tiramisù in una teglia grossa come un lavandino e ti stupisci sinceramente che a noi sembri un tantino sovradosato...) 


Prova bilancia al mio rientro?

Magari un'altra volta.

lunedì 31 agosto 2020

Un altro anno in Sardegna (accidenti!)

Delle vacanze in Sardegna, negli anni, sono certa di aver detto tutto.
Da prima ancora di sposarci andiamo nello stesso posto, stessa casa, stessa spiaggia, mare cristallino, acqua gelata, chilometri di spiaggia e pace assoluta.
Che si può dire che non abbia già raccontato?

Per esempio, e per quanto mi riguarda non è cosa da poco, che quest'anno sono arrivata in terra sarda forte dei 5 chili persi appena prima di partire. 
Sono scesa dal traghetto armata di biscotti proteici insipidi come il polistirolo e buoni propositi che avrei definito granitici. Ma che si sono schiantati sulla soglia della cucina di mia suocera che all'otto di Agosto sfornava un numero imprecisato di peperoni ripieni.
Prima fritti e poi riempiti con mezzo chilo di farcia cadauno, affogati nel condimento e passati in forno.
C'è voluto un secondo a capire che quella contro le calorie era un guerra che ero destinata a perdere miseramente. 
Salsiccia, pecorino, aperitivi vari, cene romantiche, un numero esagerato di fritture di pesce (ma il pesce è leggero lo sanno tutti), cene fuori e pizze e feste di famiglia mi hanno dato il colpo di grazia.
La resa totale è arrivata a Ferragosto, di fronte al dolce al torroncino di zia Gabriella. Una specie di piscina di panna e torrone che da solo avrebbe potuto risolvere la fame nel mondo.
Alla seconda porzione ho sentito in testa il grido di sdegno della mia dietologa e ho avuto una chiara visione dei gambi di sedano e cetrioli di cui mi toccherà nutrirmi fino a Natale.

Mio marito, che un tempo passava le giornate preoccupato solo e soltanto del mio benessere, che controllava costantemente che non mi scottassi, che passava la giornata a spostarmi premuroso la sdraio, ad assicurarsi che non mi mancasse nulla e che il mio cattivo umore non salisse mai oltre i livelli i guardia, ora si trova a dover fare le stesse cose mentre urla a Sonia di non affogare i bambini più piccoli e darsi quelle dannata crema protettiva e inveisce contro Fatma che sembra concepire la vita solo con un cellulare tra le mani (è un fatto: i cellulari dei quindicenni non si scaricano mai, devono avere batterie particolari).
Ne consegue che le vacanze, per lui, ormai siano più stressanti di un tour de force in ufficio.

L'adolescente, da parte sua, ha fatto l'adolescente.
Il che vuol dire che ha passato il tempo in simbiosi amorosa con il suo smartphone.
Fai colazione e lei è in camera ad ascoltare musica con il cellulare. Ti sgoli per far rispettare i turni per la doccia serale e lei è stravaccata sull'amaca presa da improbabili video chiamate di gruppo, ti affanni per il supermercato sforzandoti di non dimenticare nulla di quello che serve a casa e lei si imbosca nel reparto frutta e verdura a chattare convulsamente con il branco di disadattati che chiama amici. Vai a cena al ristorante e lei è al cellulare, inviti gente a casa e lei è al cellulare, prendi il gelato e lei lo fotografa con il cellulare.
La tentazione di usare il dannato telefono come bersaglio per il tiro al piattello è stata notevole, ma sono fiera di dire che ho resistito.
Anche se è stata dura. 

Sonia si è goduta la vacanza con la consueta tranquillità: conosce bambini, chiacchiera con chiunque le capiti a tiro e finchè viene nutrita a dovere nulla sembra smuoverla.
Alla spiaggia, dove prenotiamo regolarmente ogni anno, persino la proprietaria, un'algherese che definire di poche parole è peccare di entusiasmo e che deve aver imparato l'arte della ristorazione nella mia amabilissima Liguria, ha capitolato al suo fascino.
Da quando c'è lei ci sorride quasi ogni giorno e da quest'anno è riuscita persino a ricordarsi il nostro cognome.
Un grande successo.

Lato mio sono rimasta aggrappata alle mie consuete abitudini: ho passato il tempo a guardare in cagnesco la spiaggia intera, mi sono auto diagnosticata insolazioni, influenze e altre amenità.
Mi sono lamentata per il troppo sole, troppo caldo e il troppo umido, insomma per tutto ciò che mi ricordasse che no, neanche quest'anno siamo andati in vacanza non dico in Siberia, che potrebbe essere una meta un po' estrema, ma nemmeno in un posto in cui la notte si riesca a scendere sotto i 25 gradi.
Alle mie abituali idiosincrasie ho aggiunto il panico da covid, che mi ha fornito la scusa perfetta per giustificare il mio scarso amore per le relazioni sociali e la vita mondana.

Finalmente tenere a distanza la gente non è più sintomo di sociopatia, ma solo di prudenza.









martedì 25 agosto 2020

E potevamo farci mancare il tampone per il Covid19?



Non sia mai!

Era immaginabile visto il soggetto: sono talmente ansiosa che mi basta sentire la parola "Pidocchio" per cominciare a grattarmi. Mia figlia può testimoniare che non esagero, visto che la ripete a caso solo per contare quanto ci metto a toccarmi i capelli e visto che, in attesa della riapertura delle scuole, l'armadietto sotto il lavandino contiene una collezione di antiparassitari da far invidia alla farmacia comunale.
Quindi è più che normale che partita da Genova a 150 contagi al giorno e arrivata in Sardegna a 400 io abbia cominciato a sentirmi addosso tutti i sintomi, dalla difficoltà respiratorie al mal di gola lancinante.

A mia discolpa, a leggere i giornali, sembrava proprio che la movida di mezza Italia si fosse concentrata in terra sarda e ha poca importanza che la maggior parte dei focolai fosse in Costa Smeralda mentre noi viviamo dalla parte opposta. Ha poca importanza pure che tutti parlassero di discoteche e feste in spiaggia mentre io, che non ballavo manco a 25 anni, ho passato le vacanze come una pensionata ottantenne.
Il virus era in Sardegna, stessa porzione di mondo, e io ho deciso di essere ad un passo dal vivere in "Virus Letale".Praticamente mi sono misurata la febbre ad intervalli di 4 ore per tutta l'ultima settimana e già mi vedevo a fare la quarantena in un isolato reparto covid nell'entroterra sardo.

Il problema è che tornata a casa il raffreddore lo avevo veramente. 
E pure una tosse da tisica da far impressione.
Per non dire di mal di gola e occhi lacrimanti.
Praticamente uno straccio.

Dove lavoro la politica aziendale è cristallina: gli untori non sono ammessi. Se hai sintomi influenzali te ne stai a casa, o presenti prove inconfutabili di avere un banale raffreddorino stagionale. Da qui la necessità di un tampone, che ho prontamente fatto questa mattina.
Ora...come mi è stato fatto presente da fonte autorevole, se spiegassero veramente com'è fare un tampone nessuno si presenterebbe volontariamente.
Mi sento di confermarlo. Quella specie di cotton fioc per elefanti ti entra nel naso e sembra finirti direttamente nel cervello.
E quando ringrazi il cielo che abbiano finito, loro ti guardano sadicamente e ti fanno presente che va fatto in entrambe le narici.

Non la ricorderò come la migliore delle mie mattinate.

Comunque, come da ovvie previsioni, è negativo.
Sono la più sana ipocondriaca della città.

domenica 5 luglio 2020

Figlie in Sardegna...


Fino all'ultimo ho temuto ci si mettesse in mezzo l'avverso fato: che il traffico intenso le facesse arrivare in ritardo all'imbarco, che i documenti non fossero in ordine, che mia suocera rinsavisse tutto d'un tratto e si rendesse conto che no, non ce le voleva quelle due rompiscatole di nipoti in Sardegna con lei... e invece è filato tutto liscio.
Alle 13 o poco più l'aereo è decollato per atterrare in perfetto orario meno di un'ora dopo.
Da allora, in questa casa ci si gode la quiete più assoluta.

Ora, ditemi pure che presto morirò di nostalgia, che tra pochi giorni il silenzio mi sembrerà insopportabile, che arrivare alle 21 senza che nessuno stia litigando per chi si debba lavare i denti per prima  mi peserà come un macigno...
Sarà anche vero, ma per ora mi godo ogni singolo secondo del programma che mi aspetta.
Nessuna cena da preparare a orari stabiliti, nessuna merenda, spuntino o mezza colazione.
Niente raccapricciante musica Trap sparata a tutto volume.
Niente cartoni animati di Ladybug o del gatto con gli stivali nè drammi adolescenziali (che sono pure peggio)
Niente lotte per farle entrare in doccia né lotte per farle uscire...
Insomma, niente.
Solo il mio amato divano, una tisana, un libro e un gatto che fa le fusa.

Questa si che è vita!

martedì 21 aprile 2020

Pandemia non portarci via...


La situazione non è delle migliori. 
Non ci vuole un genio a capirlo.
Immagino ci sarebbero molte cose da dire a riguardo, ma le stanno già dicendo tutti gli altri.
Con veemenza. Basta dare un occhio alla rete: i social pullulano di pareri non richiesti, dati da gente che ha la fortuna di avere un'opinione su ogni cosa. 
E che si sente di doverla comunicare al mondo intero
Un po' li invidio: io faccio fatica ad avere certezze su cosa mangerò per cena, figuriamoci sull'interpretazione dei dati medici ed economici della prima, devastante, epidemia globale dai tempi della Spagnola.
Premesso quindi che non c'è nulla che io possa dire che vada ad accrescere il livello di consapevolezza dell'umanità, mi limito a qualche considerazione sparsa.
Assolutamente autobiografica

Inizierei registrando che, volenti o nolenti, la vita va avanti.
Il mondo là fuori si muove (da noi sono pure fiorite le amarene, come dimostra la foto qui sopra) e a noi non resta che guardarci allo specchio facendo qualche scoperta.

Ad esempio io ho scoperto di essere un'ipocondriaca della peggior specie. 
Di quelle fastidiose. 
Che non fanno che girare su internet alla ricerca della definizione di "ipossia" o "bronchiolite", manco bastasse una infarinatura sul sito "siamotuttimedici.it" per sapersele diagnosticare e curare da sola certe cose.
I sintomi del coronavirus, nelle prime settimane, me li sono sentita tutti! 
A rotazione.
Più volte al giorno.
Ad un certo punto, persa nella mia follia, avevo anche accantonato i vestiti in vista di un improvviso ricovero. 
Metti che ti portino via all'improvviso, non vorrai rischiare di dimenticare lo spazzolino da denti!
Per fortuna, avevo a portata di mano l'estratto di tiglio che ci avevano prescritto nel caso Sonia avesse dato segni di stress. 
Ovviamente non serve a nulla, come praticamente ogni rimedio naturale, ma essendo un distillato alcoolico se assunto in quantità importanti ti ubriaca seduta stante.
E al risveglio, con i postumi della sbornia ancora in atto, ti rendi conto che ti devi proprio dare una calmata.

Un'altra cosa di cui sono ormai certa è che l'ansia non è una opinione, ma un fatto.
Nulla di metafisico ed emozionale. 
L'ansia è viva! La tocchi con mano.
E credo abbia deciso di svernare sul mio divano. 
Un po' come avere un gatto in casa: la maggior parte delle volte non ti accorgi neppure che ci sia, se ne sta nascosto in agguato, ti lascia in pace per qualche giorno, a volte ti sei quasi dimenticato della tua esistenza ed ecco che ti salta sulle spalle in piena notte, svegliandoti di soprassalto e lasciandoti a guardare il soffitto inseguendo pensieri assurdi.

Che non sarei mai stata una buona insegnate, invece, l'ho sempre saputo e la didattica a distanza spaventa più me che Sonia.
In questa fase mi limito a considerare che le maestre dovrebbero essere in odore di santità. 
Non riesco a trovare la pazienza necessaria a sopportare una e dico UNA bambina che si inceppa con le divisioni con la virgola, come possono loro farcela con classi intere?
Nei miei momenti di severa autocritica mi consola solo sperare di non essere l'unica in questa situazione.
Come spero di non essere l'unica a dover ammettere con se stessa e col mondo di non essere in grado di buttare giù tre righe di analisi grammaticale.  Nel senso che proprio non me la ricordo. E non mi ricordo neppure come si classificano i quadrilateri o quale sia la differenza tra la tundra e la taiga!  Figuriamoci insegnare una qualsiasi di queste cose ad una bestiolina di nove anni che sembra 
avvertire le mie esitazioni da un chilometro di distanza. 

Su chi in casa ha un adolescente non mi pronuncio neppure. Mi limito a dire che vi comprendo per esperienza diretta e che no, sciogliere il lexotan nel loro cibo  non è una scelta percorribile.

Sul rapporto di coppia..che dire?
Ora, se c'è qualcuno di voi che ha preso questa disgraziata situazione come una nuova luna di miele, che si palesi, in modo che io possa complimentarmi e chiedere consigli.
da parte mia ritengo un insperato successo l'essere ancora sposati.
Durante i primi tre giorni, Gio ed io, abbiamo rischiato di cavarci gli occhi con le forchettine della bourguignonne.
Dopo ventiquattro ore di convivenza forzata mi infastidva pure sentirlo respirare.
Poi il tempo ha fatto la sua parte
Ci siamo dati una calmata, tanto gli avvocati divorzisti erano tutti  chiusi, e abbiamo portato il nostro rapporto ad un livello superiore.
E' stata una esperienza importante.

Ma diciamo la verità, quando sono dovuta rientrare in ufficio ho sentito di ringraziare il cosmo intero.
Perchè il romanticissimo "Due cuori e una Capanna" funziona solo quando la capanna è incredibilmente spaziosa!

mercoledì 8 gennaio 2020

Anche quest'anno è finita...




Il nostro Natale è stato grasso e grosso, come un famoso film.
Caotico, rumoroso ed esagerato.
A gradazione alcolica moderatamente fuori controllo (almeno per gli altri...) e con la famiglia intera al meglio delle sue possibilità.
Il che basterebbe già da solo a snervare un santo.
Sonia, da buona veterana, se l'è goduda tutta senza un attimo di cedimento.
Fatma, alla sua prima esperienza tra di noi, ha retto il colpo oltre l'umana sopportazione.
Si è fatta una cena e poi un pranzo e un altro pranzo. Poi un paio di merende, cene per consumare gli avanzi, veglioni di Capodanno e brindisi del primo dell'anno, giusto per creare nuovi avanzi da smaltire nella cena improvvisata del giorno dopo.
E nonostante l'eccesso di esseri umani presenti e la quantità di persone a cui sorridere, fare la riverenza e con cui scambiare quattro chiacchiere di cortesia è sempre sembrata moderatamente equilibrata.
Per non farci mancare nulla, in tutto il normale movimento, c'è stato pure il suo compleanno.
Vuoi non mettere un pigiama party tra quindicenni tra Natale e Capodanno?
Roba per cui sarebbe lecito chiedere l'estradizione in Lapponia.
Ragazzine affette da chiacchierite acuta, in grado di ingurgitare patatine e cioccolata senza mai fermarsi o ascoltare musica raccapricciante mentre occupano il bagno per delle mezz'ore.
In gruppo.
Qualcuno mi sa dire perchè sotto i 20 anni sembra d'obbligo fotografarsi nello specchio del bagno?

Divari generazionali a parte, bisogna riconoscerlo: è stato un gran bel Natale.
Nessuno ha litigato con nessuno.
E già questo è un mezzo miracolo.
Non c'è stato neppure un momento di nervosismo di massa.
Neanche una focaccia bruciata o un sughetto insipido a metterci di malumore.
Insomma, un successo.
Quello che è mancato, colpevolmente, sono le luminarie.
Qui ci ostiniamo ad usare quelle, molto vintage, della nonna...bellissime per carità, ma ormai inadatte all'accanimento con cui festeggiamo il Natale.
La nonna era una personcina di classe, refrattaria al kitch più estremo a cui tendiamo ad abbandonarci.
Io ho provato, lo giuro, a far capire a tutti che lampadine e led colorati sono condizione imprescindibile per un Natale come si deve.
Che poi, per supportare la mia idea di delicata decorazione sia probabilmente necessario chiedere un aumento della portata dei contatori mi pare un effetto collaterale più che accettabile.
Dopotutto, ho già tentato la strada ecologica.
Peccato che i mini pannelli solari comprati sembrano fatti per caricarsi solo al sole di ferragosto. O magari siamo noi che li sottoponiamo ad un eccesso di lavoro.
Sta di fatto che il nostro cancello è rimasto ostinatamente buio per tutte le feste.
Esattamente come lo scorso anno.
Una sconfitta bruciante.
Il che mi ha fatto pensare di aver gestito questa questa battaglia senza la dovuta enfasi.
Ma sono una che impara dai suoi errori, quindi ho passato le festività lamentandomi in maniera alquanto colorita con ogni esponente di questa famiglia
Ho rotto così tanto e a così tante persone che persino il mio adorato marito, che normalmente ha lo stesso spirito natalizio del Grinch, ha finalmente compreso che la sua serenità passa attraverso una corretta decorazione degli esterni.
L'anno prossimo splenderanno luci serie sulle nostre ringhiere! Il nostro albero di cachi sarà vestito a festa, avremo renne a led in giardino e il vialetto illuminato con piccoli bastoncini di zucchero.
E forse pure il proiettore di fiocchi di neve per la facciata della casa.

Che ci voglia un espianto di rene per permettersi tutto sono certa sia un dettaglio assolutamente trascurabile.

domenica 22 dicembre 2019

E finalmente è cominciato l'inverno!



E l'inverno è, oltre che la stagione delle caldarroste, dei piumini imbottiti e dei berretti con il pon pon la stagione del Natale!
Certo se la smettesse di piovere e ci limitassimo ad un freddo pungente e tre metri di neve lo preferirei. Ad andare avanti con le piogge di queste settimane rischiamo di passare il 25 Dicembre in gondola, col giardino ridotto ad una piscina gigante. E io sono una tipetta di poche pretese, preferirei evitare feste in laguna e dedicarmi al mio solito, tradizionalissimo Natale.
Luci, panettone, due milioni di calorie pro capite e nessuna frana che mi inghiotte la casa.

Tra l'altro sono pure a casa dal lavoro per 5 settimane, quindi ho tutto il tempo di organizzarmi per avere festività lunghe, ossessive e incredibilmente kitch.
Sul kitch ho già ampiamente lavorato. La casa è ancora più addobbata del solito.
Ci sono gnometti, pupazzetti e sbriluccichi posati ovunque...
Proprio ovunque: un paio di candele continuano a venir spostate da una mensola all'altra nella speranza che io trovi il centimetro quadrato definitivo in cui stazionarle.
Abbiamo persino un Babbo Natale di quasi quaranta centimetri che caricato a molla suona motivetti natalizi agitandosi nella parodia di un ballo.
Il fatto che si metta a cantare, a caso, la notte lo rende un pochetto inquietante, ma l'unica che sembra notarlo è Fati. E solo perché non è ancora abituata alle mie follie natalizie...

"Ma pure in Bagno?" ha tuonato qualche giorno fa, quando si è trovata le tende sostituite con quelle rosse e oro e le stelle di Natale infilate ovunque...
Ebbene si.
Pure in bagno.
E poco importa se la ragazza aveva un'aria vagamente spaventata...tipo una che si chiede se è finita in casa di un potenziale serial killer: si abituerà.

Magari nel frattempo, magari, le dimezzo la paghetta così non corro il rischio che tenti di fuggire la notte...

giovedì 31 ottobre 2019

Unne in viaggio (...viaggetto, và...)






A quasi sei anni dalla nostra "Ultima Volta", quando ormai era più che lecito immaginare come definitivamente chiuso il capitolo delle scorribande in giro per l'Europa, dopo che anche le serate di festa che cominciavano a mezzanotte, le cene a parlare solo di cinema e uomini, i tacchi alti e i "Regalo Day" sembravano una parentesi desinata all'archiviazione, senza quasi accorgercene, ci siamo ritrovate in macchina, senza figli, mariti, fidanzati, ascendenti e discendenti di varia natura...senza neppure un cane a cui dover badare, se non noi stesse.
Praticamente un'Epifania.
E come tale l'abbiamo vissuta.
Ci siamo fatte sorprendere da tanta audacia e senza neppure un doveroso preavviso abbiamo fatto le valigie, chiuso i beauty case e siamo partite.
Per luoghi esotici? 
Per un punto imprecisato dall'altra pare del mondo?
Per settimane alla ventura con la sola compagnia della carta di credito e del passaporto?
Non esattamente.
Per un paio di giorni a Lucca. 
Anche meno di un paio di giorni, a voler fare i pignoli: partenza all'una del venerdì e rientro il sabato prima di cena.
Non proprio una spedizione attraverso il Circolo Polare Artico, lo so.
Un viaggetto. 
Viaggettino.
Ma comunque un modo per riprendere le buone abitudini.
E dopo tutto questo tempo già ci è sembrata un'avventura.

Anche perchè, in generale, le nostre partenze non sono mai state guardate di buon occhio dal fato. 
La storia delle nostre vacanze è costellata di coincidenze prese al volo, traffico ferroviario in tilt passando attraverso ad un'alluvione che devastato la città per arrivare al "Viaggio Interruptus" per Amsterdam, dove tra babysitter datesi alla macchia e ricoveri in ospedale non siamo neppure riuscite ad arrivare all'aeroporto.
Ma questa volta abbiamo coraggiosamente ignorato i segnali avversi.
Che ci sono stati, sia chiaro.
Abbiamo fatto orecchie da mercante quando, a inizio settimana, è esploso un tubo in città, paralizzando il traffico per giorni. Praticamente per andare da casa mia a quella della Ste ci voleva mezza giornata.
Abbiamo tirato dritto pure di fronte ad un estemporaneo ricovero al pronto soccorso per lievissimo trauma cranico (il mio di cranio, per la precisione) e una volta partite non ci ha fermate neppure lo sfiorare l'incidente stradale almeno un paio di volte (Lalla ha una guida abbastanza sportiva, bisogna ammetterlo: non lascia passare neppure gli autoarticolati con rimorchio, non importa se ti stanno spappolando contro il guardrail e ti strombazzano irritati: lei accelera e ci manca poco che agiti il pugno minacciosa...).

Ma, come si impara da una attenta visione del "Signore degli Anelli", il coraggio viene sempre premiato e anche noi abbiamo conquistato il nostro lieto fine.
La Sfortuna ha allentato la presa, probabilmente rendendosi conto che piuttosto che mollare ci saremmo accartocciate in autostrada, e da Borgetto di Vara in poi è filato tutto liscio come l'olio.
Fin troppo.
Non ci siamo abituate e per tutto il tempo ho continuato ad aspettare un colpo a tradimento.
E invece no.
Abbiamo trovato l'albergo alla prima, e l'albergo era...un albergo!
Un albergo vero!
Non la solita stamberga con il letto sfondato, le lenzuola spaiate, le tazze sbeccate e acari grossi come cavalli annidati nel copriletto.
C'erano le tende alle finestre, la sala colazione sembrava un buffet a palazzo reale e il concierge ci dava persino del lei.
Sinceramente eravamo convinte di aver sbagliato posto.
Troppo per noi.
A Londra il letto era tenuto in piedi da una latta di vernice e ogni volta in cui facevamo una doccia si allagava mezza stanza, a Roma abbiamo rischiato l'avvelenamento facendo colazione in tazze che non venivano lavate dagli anni novanta e a Budapest c'era una drammatica assenza di carta igienica...e ora: 65 metri quadri di stanza, soffitti affrescati e quadri dalla cornice dorata.
Nel bagno si poteva tranquillamente ballare la rumba e gli asciugamani sapevano di pulito.
Alla vista di bollitore, tazze e selezione di thé ho rischiato lo svenimento.

Sul resto della vacanza c'è poco da dire: è andata come da copione. Abbiamo camminato e camminato ancora, fatto foto in continuazione, o almeno io le ho fatte, e insistito per un numero esagerato di selfie di gruppo...sempre io, lo ammetto... 
Ma la giornata andava documentata o c'era il rischio di convincersi che non fosse accaduta davvero.
Abbiamo seguito la Ste nei suoi percorsi di shopping estremo e Paola nella sua ricerca di chiese degne di nota. Abbiamo spulciato bancarelle di libri vecchi e come da copione siamo riuscite a perderci
Non so perchè, ma la presenza di una cartina geografica ci destabilizza i neuroni.
Le pause ristoro hanno invece dato un secondo scossone alle nostre vecchie abitudini.
Niente panini ammuffiti o duri come pietre, niente chioschetti che trasudano dubbia igiene o supermercati low cost.
No. 
Ristoranti e trattorie.
Di quelli con il menù scritto su un foglio, un cameriere che ti porta da mangiare e pure la carta dei vini. 
Che poi abbiamo finito per ordinare quello della casa, visto che non è che si sia proprio delle esperte.
Ma è l'idea che conta.
Il passaggio all'età adulta è ufficialmente (e tardivamente) sancito.
Basta con i viaggi al risparmio: d'ora in poi si mangia e dorme come Dio comanda.
Che sollievo!

La serata ha risposto più ai nostri standard.
Senza figli, mariti e compagni vari potevamo stare fuori tutta la notte. Avevamo fatto grandi programmi che prevedevano di bere passando da una cantina  e l'altra, fare festa tutta la notte e aspettare di guardare il sorgere dell'alba.
Invece alle dieci di sera eravamo in stanza, ognuna con la sua tisanina tra le mani e il pigiama addosso e a mezzanotte le luci erano già spente e noi nel mondo dei sogni.

Vorrei dire che sono gli anni che si fanno sentire, ma la triste realtà è che le nostre serate non sono mai state molto avventurose... dopotutto non si possono cambiare troppe abitudini tutte in una volta.

domenica 6 ottobre 2019

...E' fatta...


Vabbè...ormai si può dire, almeno credo....

Non voglio fare come quelli che si tirano addosso la iella da soli, ma sono passate tre settimane e poco più e per una volta mi piacerebbe osare un cauto ottimismo e lanciarmi in un mezzo proclama.
Vittoria è giunta: siamo in quattro!
Definitivamente.
Senza ritorno (Spero!)
A meno che F. non decida di scappare, cosa che in effetti non escludo.



Con un colpo di coda assolutamente imprevisto il tribunale è riuscito a firmare atti che sembravano infirmabili, saltare ostacoli che fino al secondo prima sembravano insormontabili e farci consegnare F. e la sua valigia, a due giorni dall'inizio della scuola.
Il tempismo in effetti non è stato il massimo.
Così la ragazza oltre a città nuova, casa nuova, famiglia nuova e amici nuovi si è trovata a fare i conti anche con una scuola mai vista...piazzata dall'altro capo della città, mi pare ovvio.
Avrei tanto voluto infilarla a forza in un istituto a due metri da casa, dove poterla controllare con il binocolo solo sporgendomi dalla finestra, ma purtroppo non ce l'ho fatta (non che non ci abbia seriamente provato).
Così presa da un'ansia che non ho provato neppure il primo giorno di febbre di Sonia, quando comunque ho rischiato di smobilitare l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ho dovuto lanciarla nell'ostile metropoli prima ancora di finire di sistemare i suoi averi nella nuova camera.
Presa dalle consuete paranoie, ho insistito per accompagnarla passo passo da scuola a casa e ritorno per i primi tre giorni.
Lasciandola, lo giuro, a decorosa distanza dall'ingresso e cercando di evitare al massimo abbracci e baci eccessivamente commossi. Anche se mi sentivo come una che abbandona un gattino alla mercé di un branco di lupi: si sa che le scuole del centro sono luoghi pericolosi.
Al quarto giorno ha preteso di andare da sola, mandandomi in crisi.
Da sola nel mondo ostile? Giammai! Così ci siamo accordate su una discreta sorveglianza a distanza di sicurezza. Lei in autobus e io dietro in macchina.
Detta così, lo so, può apparire un pochino esagerato, ma considerato che ho perso di vista l'autobus alla terza fermata finendo nell'isteria più completa i miei timori potevano dirsi più che fondati.
Quando l'ho ritrovata, stavo già ripassando i numeri di carabinieri, pompieri, guardia di finanza, polizia a cavallo e "Chi l'ha Visto".
Lei invece se ne stava seduta tranquilla sui gradini all'ingresso della scuola con lo sguardo soddisfatto di chi ha avuto ragione mentre io lottavo con l'impellente necessità di una seduta dallo psicologo per riavermi dal colpo.
Maledetto traffico.

Ma ansie varie a parte, possiamo dire che per ora è tutto nella norma.
Certo come tutte le situazioni c'è qualche spigolo su cui dobbiamo lavorare.
La ragazza crede che "The Final Countdown" sia stata scritta per la colonna sonora dell'ultimo Star Wars ed è fermamente convinta che Sfera Ebbasta sia veramente un cantante (e chiunque sia munito di orecchie sa che non è vero)
Se costretta a mischiarsi con gli amichetti di Sonia prende l'espressione schifata di chi ha trovato un topo nel letto e ogni volta in cui le ricordo che si, deve proprio studiare, ogni giorno e no, non ci sono buoni motivi per non farlo, manco finire in coma profondo sarebbe considerato una giustificazione accettabile, mi guarda con lo sguardo di un cucciolo di foca di fronte ai cacciatori di pelliccia .
Giò, dal canto suo, ha l'aria spaesata di chi si trova con un'altra, l'ennesima, donna in casa (l'altro maschio è un gatto sterilizzato e senza una zampa...parliamone...) e si chiede come sia potuto succedere.
L'unica abbastanza a suo agio sembra Sonia, entrata in un attimo in modalità sorellina minore appiccicosa e rompiscatole.
Quasi perfetta.


A questo punto, non mi resta che trovare un buon vademecum sull'adolescenza: immagino ne avrò presto bisogno.
Probabilmente avrei dovuto pensarci prima, lo so...ma ormai...